In Francia è partita una nuova campagna di vaccinazione obbligatoria contro la dermatose nodulare contagiosa dei bovini nelle aree già colpite nel 2025. Il Ministero dell’Agricoltura ha rilanciato la misura il 9 aprile 2026, mantenendo l’obbligo in Borgogna-Franca Contea, Alvernia-Rodano-Alpi, Nuova Aquitania e Occitania, pur in assenza di nuovi focolai registrati dall’inizio di gennaio. La giustificazione ufficiale è la solita: prevenzione, sicurezza sanitaria, necessità di agire prima che la malattia possa riemergere con la stagione favorevole agli insetti vettori.
Ancora una volta lo Stato entra nelle campagne con il linguaggio dell’emergenza e con i metodi del comando. Decide al centro, impone sul territorio e pretende che chi alleva si limiti a eseguire. Nei mesi scorsi il clima si è fatto sempre più teso per abbattimenti, restrizioni e vaccinazioni obbligatorie, dentro una crisi che ha lasciato dietro di sé oltre un centinaio di focolai e una frattura sempre più netta tra apparato statale e mondo agricolo. Non è solo una misura sanitaria: è il modo in cui il potere tratta i produttori, come pratiche da gestire e non come persone che lavorano, rischiano e mantengono in piedi pezzi interi della filiera alimentare.
Su questo sfondo si è innestata anche la polemica sui droni. In alcune aree sarebbero stati avvistati droni con capacità di osservazione termica e, secondo i critici, verrebbero usati anche per individuare bovini sottratti ai controlli o non vaccinati. Esistono denunce pubbliche e immagini rilanciate sui social, e questo basta ad alimentare un clima di sfiducia che il governo francese si è costruito da solo, imposizione dopo imposizione.
Lo schema è sempre quello: lo Stato impone, controlla e poi presenta tutto come tutela neutrale, come se un ordine calato dall’alto diventasse automaticamente saggezza pubblica solo perché scritto in linguaggio ministeriale. Nelle campagne restano meno autonomia, più pressione e più risentimento. Anche la pretesa gratuità della vaccinazione è una formula piuttosto comoda: non la paga l’allevatore al momento dell’iniezione, ma la paga comunque la collettività attraverso le tasse. Non è un regalo, è una spesa pubblica usata per finanziare una misura obbligatoria, poi rivenduta con la solita confezione paternalista. Gli organismi sanitari internazionali e le autorità europee continuano a sostenere la vaccinazione come uno degli strumenti principali contro la dermatose nodulare contagiosa; ma quando il rapporto con il mondo agricolo viene ridotto a obblighi, controlli e sanzioni, qualsiasi strumento usato sul territorio – droni compresi, se impiegati in questo modo – finisce per apparire non come tutela sanitaria ma come estensione di un apparato che sorveglia e pretende allineamento.
Fonte: Carmen Tortora
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