lla fine dunque le maschere, e le mascherine, sono cadute una dopo l’altra.
Giorgia Meloni si era presentata davanti ai microfoni della stampa internazionale dopo il G7 per raccontare una storia, una in base alla quale le tensioni tra lei e il presidente degli Stati Uniti si sarebbero dissolte, sostituite da una serena riappacificazione.
Il presidente degli Stati Uniti è stato informato di quelle dichiarazioni.
Secondo fonti vicine all’amministrazione Trump, il presidente non ha affatto gradito il tentativo della Meloni di far passare il messaggio che ogni cosa era stata appianata tra Washington e Roma, e non è passato molto tempo dalla sua dichiarazione alla stampa italiana contro Lady Aspen.
Trump ha riferito che la Meloni ha insistito molto per avere la foto, e alla fine, mosso da pietà, avrebbe deciso di concedergliela.
C’è stato un tentativo da parte di alcuni propagandisti del centrodestra di dire che la traduzione fatta da La7 non era fedele all’originale, poiché Trump avrebbe detto “mi dispiaceva per lei” e non “mi faceva pena”, ma alla fine il risultato è il medesimo, soprattutto perché il presidente del Consiglio ha attaccato a testa bassa il presidente degli Stati Uniti, il quale poi ha scritto un tweet dove ribadiva che la Meloni voleva una foto con lui per ritirare su la sua popolarità in declino, un messaggio a cui ha fatto seguito la controreplica del premier italiano.

Il botta e risposta di Trump e Meloni
La sottomissione della Meloni all’UE
La Meloni ha così risposto che l’Italia non supplica, anche se tanto “ardore” non si è mai visto quando si trattava di opporsi al finanziamento del regime nazista a Kiev, autore di numerosi crimini di guerra, nonché di una lunga lista di reati di vario tipo, né tantomeno tale impetuosità si è registrata quando si è trattato di scrivere una manovra finanziaria allineata pedissequamente ai dettami dell’austerità di Bruxelles.
La testa questo governo non l’ha mai alzata dove e quando la doveva alzare veramente, e il presidente degli Stati Uniti prim’ancora che per la questione iraniana, è irritato con Roma perché il governo italiano non ha mai fatto nulla per cercare di uscire dalla gabbia dell’eurocrazia.
Il presidente degli Stati Uniti cerca interlocutori per dare la spallata all’Unione europea, e liquidare così un blocco che ha trascinato l’Europa in una permanente crisi economica, accompagnata da una immigrazione di massa, che oltre che svalutare il costo del lavoro, ha portato con sé una inevitabile ondata di criminalità, fino ad arrivare alle decapitazioni in strada degli immigrati contro i “nativi europei”, come visto a Belfast.

Il decapitatore sudanese di Belfast
Trump lo ha detto chiaramente.
L’Europa si guarda allo specchio e non si riconosce più.
Il suo volto è deformato da anni di multiculturalismo, di scellerate politiche che hanno aperto i confini pur di trasformare il continente in una società aperta di stampa sorosiano, dove, a poco a poco, le radici autentiche dell’Europa Occidentale sono state di fatto non solo dimenticate, ma proibite.
Ci si deve calare in questa società multiculturale senza nemmeno provare a ricordare che l’Europa è stata qualcosa di diverso da questo inferno concepito da menti come quella del conte Kalergi, e se c’è ancora qualche traccia che ricorda che l’Europa è figlia del cristianesimo, come affermava lo storico svizzero Gonzague de Reynold, essa deve essere cancellata, rimossa perché l’altro, lo straniero, non dev’essere “offeso”.
L’Europa è andata incontro inevitabilmente al suicidio culturale e religioso, poiché nella società aperta tiranneggia la laicità dello Stato, quel concetto in base al quale lo Stato dovrebbe essere “neutro” verso ogni religione, ma che nei fatti si rivela “neutrale” solo verso la religione cattolica, rimossa da ogni spazio pubblico.
Un esempio recente di questa logica dell’esclusione mirata giunge dalla Francia, a Ivry-sur-Seine, dove nel corso della riunione comunale, il sindaco della cittadina francese, il comunista Philippe Bouyssou, ha espresso parole favorevoli verso i membri della giunta di origine islamica, accogliendo favorevolmente le loro manifestazioni religiose, fino a quando un altro membro cristiano ha tirato fuori il rosario, e allora, in quel preciso istante, la laicità si è accesa e si è gridato allo scandalo.
Se si leggono le cronache dei vari massoni del tempo del Risorgimento, si troveranno diverse direttive scritte da massoni di alto grado, in particolare il famigerato Gran Maestro, Adriano Lemmi, che prevedevano come la religione cattolica andasse accompagnata fuori dalla porta pur di scristianizzare l’Italia, senza ovviamente manifestare le stesse intenzioni nei confronti di altri culti, a partire dall’ebraismo moderno, verso il quale tutti gli esponenti dei partiti italiani ed europei manifestano la più profonda devozione.
Ursula Von der Leyen stessa ha affermato di recente che i valori dell’Unione sono quelli del Talmud, e allora, in tal caso, non si fa fatica a comprendere perché il cattolicesimo stia uscendo dalla vita pubblica e perché la società multiculturale e multirazziale venga esaltata in ogni modo dalla stampa.
La Von der Leyen e i “valori europei” fondati sul Talmud
C’è una guerra all’Europa dall’interno, c’è la deliberata intenzione di cancellare ciò che resta di questo glorioso continente attraverso delle classi politiche che sono più che altro delle quinte colonne vere e proprie.
L’indignazione di Trump verso la Meloni: lo scontro ad Evian
Trump è indignato con la Meloni per tale ragione.
Le aveva teso la mano, nella speranza che facesse il primo passo, ma Lady Aspen non ci ha pensato un secondo invece a mordere quella mano tesa fino a ribadire la sua assoluta devozione, e sottomissione, al sistema che ha costruito la sua intera parabola politica.
Alcuni si dicono increduli, delusi dalla pasionaria di Fdi, ma se si guarda bene il suo percorso politico, la sua improvvisa ascesa politica, voluta da ambienti atlantici e sionisti, non si troverà nulla in esso che abbia fatto pensare anche solo per un istante che Giorgia Meloni potesse gettare il cuore oltre l’ostacolo, fino a portare l’Italia fuori dall’Unione europea.
Alla Meloni non interessa minimamente quell’esito.
Le interessa preservare lo status quo, senza esporsi troppo preferibilmente, come aveva fatto negli anni passati, ma negli ultimi mesi è stato superato un punto di non ritorno.
Ad Evian, c’è stato un colloquio tutt’altro che “disteso” come aveva provato a far credere il presidente del Consiglio, ma piuttosto teso, duro, poiché il presidente degli Stati Uniti ha duramente rimproverato la Meloni invitandola a smetterla di cercare di apparire come una sua “alleata”, fino a toccare la spinosissima questione del coinvolgimento dei servizi italiani in ogni cospirazione ai suoi danni.

Trump e Meloni ad Evian
Il presidente degli Stati Uniti è stato infatti informato nel dettaglio sull’ultima cospirazione ai suoi danni quale quella che era in programma la notte del suo 80° compleanno.
L’attentato sventato contro Trump e la mano dei servizi UE
Sul prato della Casa Bianca era stata allestita il giorno del compleanno del presidente una gabbia per ospitare un incontro di arti marziali miste dal titolo UFC 250, in onore del 250° compleanno della repubblica americana che conquistava la sua indipendenza nel 1776.
Un giorno di festa e felicità per il presidente che guardava soddisfatto la giovane repubblica americana tornare alle sue radici smarrite, ovvero quelle di un Paese che non aveva ancora una vocazione imperiale e imperialistica come la repubblica del dopoguerra.
Quella notte però era stato progettato un evento che se fosse riuscito avrebbe provocato una carneficina.
Un gruppo di terroristi aveva in programma di utilizzare droni contro i presenti e il presidente degli Stati Uniti per poi passare alla seconda fase del piano, quella che avrebbe previsto l’uso di cecchini che avrebbero aperto il fuoco sulla folla.
Un attacco terroristico militare che non è stato il risultato di un piano elaborato e concepito da un manipolo di odiatori solitari, ma da parte di un gruppo di uomini, come hanno riferito fonti di intelligence di Belgrado, assoldati e armati dai vari governi europei.
I droni che infatti gli uomini avevano avuto a disposizione sono prodotti da diversi Paesi europei e sono gli stessi che vengono utilizzati dal regime nazista ucraino per attaccare i civili a Mosca e nelle regioni russe del Donbass e del Lugansk, laddove sono state colpite delle scuole.
Il presidente è stato informato dettagliatamente del piano.
Ha saputo che i terroristi erano stati preparati e assoldati dai governi europei, ed è sbarcato ad Evian senza nascondere il suo disprezzo verso quei capi di Stato e di governo che sono pronti a tutto pur di eliminarlo.
Secondo le citate fonti di intelligence, la trilaterale composta da Francia. Germania e Regno Unito è stata quella che ha designato da qui a fine anno una strategia crescente del terrore, che si manifesterà attraverso l’esecuzione di diversi attentati alla disperata e folle ricerca dell’eliminazione del presidente americano.
La guerra dello stato profondo italiano a Trump
Trump ha informato i vari leader europei che è al corrente delle loro manovre, e nel corso di questi colloqui con la Meloni, il presidente ha fatto sapere al presidente del Consiglio che la misura verso i servizi italiani sempre coinvolti in ogni manovra contro di lui, è colma.
La guerra dello stato profondo italiano a Trump non è iniziata difatti oggi.
Le sue origini risalgono almeno al 2016, quando il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, l’uomo della Leopolda fabbricato da ambienti atlantisti e sionisti attraverso il suo mentore, Marco Carrai, uomo di Israele in Italia, viveva già il suo crepuscolo politico mentre si avvicinava inesorabile la bocciatura del suo referendum costituzionale, che, a suo dire, avrebbe dovuto portare al suo ritiro politico, evento che ancora oggi non si è verificato.
Il bomba, il soprannome che gli avevano affibbiato i suoi compagni di scuola per la sua tendenza a spararle un po’ grosse, non si dava però per vinto e freneticamente cercava la sponda dei suoi amici atlantici, a partire dall’ex presidente Barack Obama.
Secondo diverse fonti di intelligence e l’ex consigliere della campagna Trump, George Papadopoulos, Renzi avrebbe risposto “presente” alla richiesta di Obama di prendere parte allo spionaggio illegale nei confronti del candidato repubblicano pur di avere l’agognato appoggio di Washington al suo referendum costituzionale.

Matteo Renzi e Barack Obama
Obama oggi è in cima alla lista nera di Trump, e l’arresto dell’ex presidente si tratta, secondo molti, di una mera questione di tempo.
Le prove che Obama ha ordinato illegalmente alle varie agenzie di intelligence di accusare falsamente Trump di “collusione con i russi” sono state rese noti a tutti, e sono a dir poco schiaccianti.
Il presidente Trump sa però ovviamente anche del coinvolgimento della parte italiana così come sa che nel 2020 c’è stata una massiccia frode elettorale ai suoi danni, nella quale, ancora una volta, risulta aver avuto un ruolo di assoluto rilievo il governo Conte attraverso la partecipazione di Leonardo.
Lo stesso capo di Stato americano attraverso la condivisione di un tweet ha fatto sapere che è consapevole che il governo italiano ancora una volta ha tramato ancora una volta alla sue spalle, dopo il primo tentativo di rovesciarlo attraverso lo Spygate ordinato da Obama, assistito dai governi Renzi e Gentiloni.
Il governo Renzi si espose all’epoca già moltissimo fino a schierarsi apertamente con la candidata democratica Hillary Clinton, finanziata con i soldi pubblici senza che la Corte dei Conti avesse qualcosa da dire, ma la letargia di cui soffre la magistratura contabile non è una novità, se si pensa a tutte le ruberie occorse durante la farsa pandemica, a suon di appalti per mascherine, tamponi e contratti miliardari di vaccini che hanno gonfiato i conti offshore di molti politici italiani ed europei.
C’è stata sin dal principio, come si diceva in precedenza, una guerra senza quartiere pur di cercare di riportare sul trono americano un interprete del vecchio “ordine”, e della continuità imperiale sulla quale è stata costruita tutta la storia della repubblica di Cassibile e della ancora più infame Seconda Repubblica, nata su un golpe giudiziario voluto e ordinato proprio dallo stato profondo americano,
Il presidente degli Stati Uniti ha passato questi anni dedicandoli ad una meticolosa raccolta di tutti gli illeciti commessi ai suoi danni dalla politica italiana, sulla quale Trump custodisce dei dettagliati dossier che documentano i vari scandali di corruzione dei politici della Seconda Repubblica.
Giorgia Meloni attraverso la sua dichiarazione ha deciso però, a quanto pare, di caricare a testa bassa il presidente.
Spinta, o dissuasa dagli ambienti che la governano, ha deciso di vestire i panni del kamikaze dietro il quale in un coro unico si sono schierati tutti i peones di Cassibile, a partire dal capo dello Stato, Mattarella, fulminato sulla via della Trilaterale dei Rockefeller, fino a scendere a cascata ai vari Conte, Schlein, e Calenda accompagnati dalla stampa di centrodestra, scesa sul piano degli insulti (“coglione”) e da quella del centrosinistra.

Meloni e Mattarella
I vari bimbi sperduti della Seconda Repubblica hanno scatenato, tutti insieme appassionatamente, la canea contro il presidente americano, forse troppo presi dalla loro furia cieca per rendersi conto che stavano, e stanno, caricando un contendente molto più grosso di loro, e soprattutto dotato di informazioni tali da radere al suolo questo sistema politico alla deriva.
I vari politici italiani inebriati dalla loro rabbia contro Trump sembrano così aver dimenticato una semplice evidenza.
II sistema politico italiano è stato pensato e costruito per essere un’appendice dell’apparato atlantico.
Non è dotato di vita propria, e non è pensato per continuare ad esistere se l’Euro-Atlantismo e l’impero americano escono di scena dalla storia, come sta accadendo ora.
Chiaramente sono queste le fasi finali della disgregazione della repubblica che si ripiega su sé stessa nella speranza che la bufera passi o che accada qualcosa a Washington che riporti un presidente garante del (dis) ordine perduto.
A palazzo Chigi e al Quirinale, si vive ormai di illusioni.
A Washington invece hanno in mano tutte le carte migliori che hanno appena iniziato ad essere calate come in Spagna.
Trump sembra così ormai deciso a calare il resto delle sue carte.
L’Italia e l’Europa hanno davanti a loro mesi di grandi turbolenze e di grandi cambiamenti.
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