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    Home»Ogginotizie»Il caso Ultra Plus travolge Zapatero: Trump sta scatenando una Tangentopoli europea?
    Ogginotizie

    Il caso Ultra Plus travolge Zapatero: Trump sta scatenando una Tangentopoli europea?

    3 Giugno 2026Updated:3 Giugno 202612 Mins Read
    Il caso Ultra Plus travolge Zapatero - Trump sta scatenando una Tangentopoli europea
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    C’era una volta un “mariuolo”, come disse il compianto Bettino Craxi, ex presidente del Consiglio, convinto forse all’inizio di Mani Pulite che quello che stava per arrivare fosse solo un temporale passeggero, e non una vera e propria tempesta perfetta.

    Mani Pulite iniziò così, con l’arresto appunto del “mariuolo” Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio, che, nonostante la campagna disinformativa degli anni post-tangentopoli, era una istituzione che aiutava e assisteva i milanesi indigenti, concetto oggi sparito nei tempi della società neoliberale, dove vige la legge del più forte, e dove il povero è rimesso alla mercé di oligarchi senza scrupoli.

    Verso la fine del 1991, il cantiere di Mani Pulite era già in pieno allestimento come rivelò lo stesso ex “eroe” di quella stagione golpista, Antonio Di Pietro, il quale convinto di essere al sicuro fece una interessante confidenza all’ex console americano, Peter Semler, sulla sua ferma volontà di mettere agli arresti Bettino Craxi, quando l’inchiesta giudiziaria su Tangentopoli non era nemmeno ufficialmente iniziata.

    Antonio Di Pietro

    Mani Pulite aveva un obiettivo principalmente, ovvero colpire il blocco della classe dirigente della Prima Repubblica, rappresentato dalla Balena Bianca, la Democrazia Cristiana, e il Partito Socialista Italiano, come si poté costatare subito al principio dell’inchiesta che dispensava avvisi di garanzia in abbondanza ai leader dei due partiti, ma che lasciava intonsi invece i dirigenti del PDS, sui quali invece indagava Giovanni Falcone, prima che a Capaci un ordigno di fabbricazione militare angloamericana lo facesse saltare in aria.

    A Craxi, si arrivò molto presto, tanto è vero che il leader socialista fu sottoposto all’ignominiosa gogna riservatagli da una folla agitata da uomini del MSI e del PCI che si incontrarono fuori dall’albergo Raphael per rovesciargli addosso l’infame pioggia di monetine.

    Venne uccisa così una classe dirigente su esplicito mandato degli Stati Uniti d’America, o meglio di quei circoli atlantisti e sionisti che avevano allora in mano la Casa Bianca, e che decisero che erano ormai maturi i tempi di una demolizione controllata, di una rimozione precisa e chirurgica di un sistema politico, ormai d’intralcio ai piani della governance mondiale e della nascente Unione europea.

    34 anni dopo, ogni equilibrio del tempo praticamente non esiste più.

    A Washington, non esiste più il guardiano della governance globale, tantomeno esiste più una volontà di sorreggere la struttura del Patto Atlantico, alleanza che veniva descritta come di carattere difensivo rispetto al Patto di Varsavia, ma che dopo il 1989 ha rivelato in pieno la sua vera natura imperialista, vero e proprio braccio armato del Nuovo Ordine Mondiale e di quel conglomerato di poteri che vuole disfarsi delle sovranità nazionali.

    La Casa Bianca e l’inchiesta per corruzione su Zapatero

    Sono giorni nei quali si può assistere ancora una volta a questa metamorfosi e a questa manifestazione di dinamiche simili  attuate però per conseguire fini completamente opposti.

    Lo si può vedere appieno con lo scandalo della compagnia aerea spagnolo Ultra Plus che sta travolgendo il partito socialista spagnolo e soprattutto il suo dominus indiscusso dai primi anni 2000, ovvero quel Josè Luis Zapatero, idolatrato dalla pasionaria antiberlusconiana, Sabina Guzzanti, che decise di dedicarle un film “Viva Zapatero”, che è invecchiato molto male, come, del resto, tutti i falsi profeti dell’antiberlusconismo, prostrati, allora come oggi, ai piedi dell’alta finanza e dell’Unione europea.

    Zapatero risulta essere al centro di una enorme corruttela che lo avrebbe visto ricevere grosse tangenti da parte di alcuni imprenditori azionisti della citata Ultra Plus, tra i quali c’è il suo fidato braccio destro, Julio Martínez Martínez , e un imprenditore venezuelano come Rodolfo José Reyes Rojas, che alcuni organi di stampa associano al governo di Nicolas Maduro, mentre risulta che in realtà già ai tempi del presidente Chavez, e successivamente dello stesso Maduro, venne messo sotto inchiesta e condannato per varie attività illecite a livello finanziario.

    Josè Luis Zapatero

    L’ex primo ministro spagnolo si sarebbe interessato attivamente per eseguire un salvataggio di Stato della società Ultra Plus, dentro la quale sono stati versati più di 50 milioni di euro, deciso dal delfino di Zapatero, l’attuale primo ministro spagnolo, Pedro Sanchez, vicinissimo a George Soros, e altro eurista di ferro.

    Sanchez si ritrova nell’occhio del ciclone per questo scandalo, e teme una sua prossima caduta, perché l’ex premier spagnolo è “too big to fail” come direbbero nei vari circoli anglosassoni, anche se la caduta di Zapatero a questo punto appare a dir poco inevitabile.

    Nell’ufficio dell’ex premier spagnolo, sono stati trovati preziosi e orologi di lusso, pari al valore di quasi 3 milioni di euro, senza contare più di 200mila euro in contanti.

    Oltre oceano, la situazione è ancora più seria, visto che sono stati trovati conti correnti intestati a Zapatero in America Latina, sui quali sono depositati diversi milioni di euro.

    Sono le quasi certe prove delle tangenti versate a Zapatero sotto varie forme, dai gioielli ai contanti, che spesso prendevano il volo anche per Dubai, meta preferita del riciclaggio di denaro sporco, visitata già in passato da due personaggi come il ministro della Difesa, Guido Crosetto, e il questore di Roma, Roberto Massucci, senza che né il primo né il secondo siano stati ancora in grado di spiegare la ragione della loro presenza in un momento a dir poco inopportuno come quello che ha preceduto di pochi giorni l’attacco di Israele all’Iran dello scorso febbraio.

    L’effetto domino del caso Zapatero

    Sanchez teme, molto semplicemente, l’effetto domino.

    Sa che se cade il suo padrino politico, si apriranno altri cassetti che riguardano altri scandali del partito socialista spagnolo, e, con ogni probabilità, in quei cassetti ci sono spinose situazioni che toccano da vicino il premier iberico, “eroe” di personaggi come Marco Travaglio e della falsa controinformazione italiana.

    A Madrid, c’è molto nervosismo, come rivelano le dichiarazioni del ministro dei Trasporti, Óscar Puente , che ha parlato di una “ingerenza” dall’estero in questa inchiesta, che è scaturita per merito del dipartimento della sicurezza interna dell’amministrazione di Trump, che ha fornito alla Guardia Civil spagnola tutta la documentazione sul traffico di influenze che vede al centro Zapatero.

    C’è stato anche un tentativo da parte di un altro dipartimento della Guardia Civil di sopprimere l’inchiesta, ma non ha avuto evidentemente successo.

    Il DAO, acronimo che identifica la Direzione Aggiunta Operativa guidata dal tenente generale Manuel Llamas Fernandez, ha avviato almeno tre procedimenti investigativi contro un’altra direzione della Guardia Civil, la UCO, la Unità Centrale Operativa, il gruppo di agenti spagnoli che ha ricevuto la documentazione da Washington e che ha proceduto alla perquisizione dell’ufficio di Zapatero, nel quale sono stati trovati appunto i citati contanti e gioielli.

    Il tenente generale Manuel Llamas

    Una vera e propria guerra “civile”, è il caso di dirlo, nel seno delle istituzioni governative spagnole, divise da obiettivi chiaramente opposti, con una parte dell’establishment fedele a Sanchez che si è mosso per sopprimere questo enorme scandalo di corruzione, e con un’altra invece ormai contrapposta agli schemi di tangenti che vedono coinvolti diversi leader socialisti e probabilmente anche di altri partiti.

    Nelle cancellerie europee, si teme, molto semplicemente, l’effetto domino, lo tsunami che rischia di travolgere tutto un apparato, quello delle classi politiche dell’Unione europea, legate le une alle altre da affari illeciti, da affari tangentizi, a discapito di intere economie piagate ancora oggi dall’austerità imposta dalla moneta unica.

    Il piano di Trump: far saltare l’UE e il suo magma di corruzione

    Dalle parti dell’Espresso, house organ della sinistra progressista italiana, scrivono che “l’inchiesta su Zapatero sostenuta dall’Homeland Security americana viene letta nelle cancellerie europee come un messaggio a tutti i governi che hanno sfidato Trump.”

    Nonostante la fonte sia nota, o famigerata, per aver sostenuto tutto ciò che è stavo voluto e deciso dalla governance globale e dall’UE, stavolta la verità non è molto lontana da questa affermazione.

    Qualche tempo fa, su questo blog, si parlò infatti di una velina giunta da fonti vicine all’amministrazione americana, secondo la quale, Donald Trump aveva un piano molto preciso per far saltare in aria l’Unione europea.

    Dopo aver messo a Budapest in pratica un agente di Viktor Orban come Peter Magyar, il leader di Fidesz ha iniziato a preparare la sua scalata per la Commissione europea, appoggiato da Trump, ma per poter raggiungere un obiettivo così ambizioso, i due leader hanno prima bisogno di dare una forte spallata a Ursula Von der Leyen, e ai politici che ancora la sostengono.

    Peter Magyar

    Donald Trump aveva già in mente nei mesi passati di iniziare a scoperchiare il verminaio di scandali che giace sotto l’Unione europea.

    A Bruxelles e nelle capitali europee, c’è un vero e proprio mare magnum di corruzione.

    I vari leader europei sono tutti coinvolti in enormi giri di tangenti, a partire proprio dalla Von der Leyen, accusata dal giornalista rumeno, Adrian Onciu, di aver ricevuto una maxi-tangente pari a 760 milioni di dollari mascherata da commissione versata a suo marito Heiko, trasferito in una società satellite della Pfizer poco prima che il presidente della Commissione europea firmasse il contratto per la fornitura dei vaccini.

    Nelle altre cancelliere europee il malaffare è ugualmente all’ordine del giorno, e c’è veramente l’imbarazzo della scelta da dove poter cominciare per scoperchiare tutta la corruzione che si annida nell’Unione europea.

    Uno dei filoni sui quali il presidente americano sembra punti di più è quello del giro di tangenti che ruota attorno allo sporco appoggio al regime nazista ucraino.

    A Kiev, c’è un manipolo di avvoltoi che intascano i finanziamenti che i Paesi europei gli versano non senza però aver ricevuto una grossa fetta della torta in cambio.

    I Paesi dell’Europa Occidentale si sono trasformati di fatto in delle centrali di riciclaggio del denaro sporco ucraino.

    I vari membri della cerchia di ceffi di Zelensky sposta questi capitali in tutti i Paesi europei, a partire proprio dalla Spagna, luogo nel quale il “presidente” con mandato scaduto da più di un anno, ha comprato 26 case, e ovviamente anche dall’Italia, meta dove il “leader” ucraino ha comprato almeno 8 appartamenti.

    L’Italia è diventata suo malgrado un centro di questi traffici, già dall’anno passato quando un altro dei finanziatori di Zelensky, il magnate ucraino di origini ebraiche più ricco e potente del Paese, Rinat Akhmetov, iniziò a comprare larghi appezzamenti di terreno in Sardegna, non senza però versare le solite ricche tangenti ai politici italiani, ignorati da una magistratura ormai completamente compromessa.

    Rinat Akhmetov

    Zelensky, come Sanchez, non riesce a controllare l’ufficio che ha iniziato le inchieste contro la sua corrotta cerchia, ovvero quell’agenzia anticorruzione, la NABU, che ha già spiccato diversi mandati di cattura verso i suoi uomini, tra i quali il suo stretto sodale, Timur Myndich, anch’egli di origini ebraiche come il “presidente” e attualmente latitante in Israele, e Andrey Yermak, arrestato qualche settimana fa, ricevuto in più di un’occasione dal raggiante Crosetto, che non si trattiene dall’entusiasmo quando vede questi personaggi di fronte a lui.

    Oltre agli scandali ucraini, sul fronte italiano non va dimenticato che ci sono sempre sul tavolo i dossier caldi dello spionaggio illegale del 2016 eseguito contro Trump su ordine di Obama, assistito, secondo diverse fonti, da Matteo Renzi, molto sovraesposto mediaticamente in questa fase forse per via degli insistenti avvisi che giungono dagli Stati Uniti.

    Washington comunque segue una strategia molto semplice.

    Utilizza le cosiddette “backdoor”, ovvero quelle porte di servizio nelle varie democrazie liberali europee, delle quali si è servita in passato per difendere lo status quo della NATO e dell’Unione europea, e che oggi si rivelano delle micidiali trappole per topi nei confronti di sistemi politici che sono stati vassalli dell’Euro-Atlantismo e della governance globale per 80 anni.

    L’Unione europea annaspa, vaneggia di una “NATO europea” e di un esercito europeo, ma la verità è che Maastricht è stata costituita per essere un’appendice dell’impero americano, e nel momento stesso in cui l’impero viene sciolto, l’UE non può più chiaramente vivere di vita propria.

    Donald Trump perciò non sta facendo altro che premere i bottoni sulla sua tastiera per esacerbare quelle fragilità di quei sistemi politici europei che hanno cercato di rovesciarlo in ogni modo sin dall’inizio della sua avventura politica, in linea con quanto scritto nel documento pubblicato dal dipartimento di Stato.

    Gli Stati Uniti non sostengono più le organizzazioni sovranazionali.

    Non riconoscono delle strutture prive di legittimità politica, al soldo di gruppi di potere privati con un’agenda globalista ben precisa, ma vogliono rapportarsi soltanto con gli Stati nazionali, gli unici veri esclusivi legittimi possessori della sovranità nazionale, un concetto represso e accantonato dalla fine della seconda guerra mondiale in poi.

    C’è perciò in atto uno smantellamento che porterà inevitabilmente alla fine dell’Unione europea e delle sue classi dirigenti.

    Su questo blog la si è definita in più di occasione una “Mani Pulite alla rovescia”, poiché la prima tangentopoli fu fatta esplicitamente per togliere dalla scena una classe politica giudicata troppo indipendente per gli standard atlantisti, mentre la seconda, quella attuale, viene messa in atto per liberare l’Europa e l’Italia da delle classi politiche completamente corrotte e completamente sottomesse al capitale e alle solite massoneria.

    La Prima Repubblica venne infangata e demonizzata da una stampa che aizzò l’opinione pubblica contro dei partiti che, al netto di tutto, avevano reso l’Italia la quarta potenza industriale attraverso il modello dello Stato imprenditore e soprattutto tramite la disponibilità di una valuta nazionale.

    La Seconda Repubblica invece non ha praticamente dato nulla agli italiani, se non trascinarli nell’inferno del “sogno europeo”, fatto di austerità economica, di suicidi per le tasse troppe elevate, di disoccupazione di massa, mascherata spesso tramite la dicitura degli “occupati”, e da una immigrazione selvaggia che ha fatto esplodere i casi di stupri in tutta l’Europa Occidentale.

    Se nella Prima c’era della corruzione, c’era a livelli ben inferiori a quelli presenti, ma soprattutto agli italiani restava la possibilità di vivere una vita dignitosa, con salari che consentivano di crescere delle famiglie, mentre nella Seconda, non c’è nulla, se non il puzzo del malaffare arrivato a livelli indescrivibili, e con un popolo abbandonato da un manipolo di mercenari e banditi senza scrupoli.

    Una tangentopoli alla rovescia non farà altro che spazzare via questo grumo infetto del quale nessuno, se non il solito circolo di parassiti, sentirà la mancanza.

    Fonte: https://www.lacrunadellago.net/il-caso-ultra-plus-travolge-zapatero-trump-sta-scatenando-una-tangentopoli-europea/







    Il caso Ultra Plus travolge Zapatero: Trump sta scatenando una Tangentopoli europea?
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