“Gates, Gavi e l’OMS sembrano ormai l’Homer Simpson dei virus: tornano sempre nella stessa scena, con la ciambella della “prossima pandemia” in una mano e il pulsante rosso della paura sanitaria nell’altra. Cambia il nome del patogeno, ma il copione resta riconoscibile: allarme, simulazioni, vaccini in sviluppo, appelli alla cooperazione globale, media in agitazione e cittadini spinti a fidarsi prima ancora di capire.
Il caso Gavi mostra bene il meccanismo. Il 10 maggio 2021 Gavi pubblicò un articolo intitolato “The Next Pandemic: Hantavirus?”, firmato da Gavi Staff, dentro una serie sui possibili patogeni emergenti. Il titolo, preso da solo, sembra fatto apposta per alimentare la narrativa del “lo avevano già annunciato”. Il testo, però, diceva altro: Gavi indicava la minaccia pandemica degli hantavirus come bassa, pur riconoscendo la trasmissione interumana limitata dell’Andes virus e una possibile incubazione lunga.
Usare quel titolo come prova di un preannuncio è scorretto. Non era una previsione operativa di una pandemia nel 2026, ma un contenuto di preparedness, cioè di preparazione sanitaria ai rischi emergenti. Il problema politico nasce proprio qui: quando la preparedness diventa permanente, costruisce un archivio di paure già pronte, una lista di virus già raccontati, già finanziati, già incorniciati e pronti a tornare utili quando il ciclo mediatico li rimette al centro.
Sulla MV Hondius, l’OMS tiene insieme rassicurazione e allarme. Da un lato dice: “Non è come il Covid. Non prevediamo una grande epidemia, né una pandemia”. Dall’altro parla di tre morti, otto contagiati, cinque casi confermati e di un’incubazione che può arrivare fino a sei settimane. Il rischio per la popolazione generale viene definito basso, ma la macchina istituzionale è già in movimento: quarantene, tracciamento, protocolli, coordinamento europeo, meccanismo di protezione civile attivato dalla Spagna e Commissione pronta a guidare la risposta.
Poi arriva Tedros e il discorso sanitario diventa subito politico. Secondo quanto rilanciato da Disclose.tv, il direttore generale dell’OMSha auspicato che l’episodio spinga Argentina e Stati Uniti a riconsiderare l’uscita dall’OMS, perché “la migliore immunità che abbiamo è la solidarietà” e i virus non rispettano confini, politica o scuse. La formula è efficace, ma il messaggio è chiarissimo: il focolaio diventa argomento di adesione, la paura diventa disciplina, l’emergenza diventa un richiamo all’ordine per chi vuole sottrarsi al sistema.
Homer almeno faceva danni per goffaggine. Qui la goffaggine non basta più. Virus studiati, piattaforme vaccinali finanziate, esercitazioni convocate, scenari pubblicati, reti di sorveglianza costruite: poi arriva l’allarme e tutti recitano la sorpresa. Formalmente è prevenzione. Politicamente è gestione anticipata della paura.
Il punto non è sostenere che Gavi “avesse previsto” l’hantavirus. Quella è una scorciatoia fragile da provare. Il punto è che chi controlla la preparedness controlla anche il linguaggio della crisi. Decide quali virus diventano minacce globali, quali vaccini meritano fondi, quali emergenze giustificano nuove infrastrutture, quali dubbi vanno bollati come irresponsabili e quali Stati devono essere richiamati all’ordine nel nome della “solidarietà”.
Il risultato è una salute pubblica venduta come protezione e amministrata come comando. Cambia il virus, resta la stessa centrale nucleare narrativa: qualcuno schiaccia il bottone, parte la sirena, Bruxelles coordina, l’OMS ammonisce, i media amplificano, e al cittadino viene chiesto di confondere l’obbedienza con la cura.
Carmen Tortora
http://t.me/carmen_tortora1
Ecco cosa scriveva Gavi nel 10 May 2021
La prossima pandemia: Hantavirus?
Diffusosi dai roditori all’uomo, l’hantavirus del Vecchio e del Nuovo Mondo è diventato endemico in molti continenti, ma i casi sporadici di trasmissione da persona a persona sono prove sufficientemente solide per temere il suo potenziale pandemico?
Leggi tutto l’articolo: https://www.gavi.org/vaccineswork/next-pandemic/hantavirus
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