Il velo di mistero alla fine è stato sollevato, ma non del tutto.
Secondo quanto riportato da alcuni organi di stampa israeliani, il direttore uscente del Mossad, David Barnea, avrebbe dichiarato che il giorno nel quale affondò il Goduria sul Lago Maggiore non c’era in corso nessuna “festicciola” come scritto dai media italiani al principio, ma una operazione di intelligence contro l’Iran.
Israele, com’è noto, nelle sue dichiarazioni di verità ne racconta poca, e quando lo fa, tende molto a mischiare qualche verità con diverse bugie, e i fatti del Lago Maggiore non fanno eccezione a questa regola.
Secondo quanto riferito a questo blog già all’epoca dei fatti da diverse fonti di intelligence serbe, quel giorno sul Lago Maggiore c’era certamente un vertice dei servizi italiani dell’AISE assieme a uomini del Mossad, e ad altri elementi dell’intelligence della NATO e del MI6 britannico, non citati però dagli organi di stampa, che tirò fuori poi la ridicola e falsa storia della inesistente tromba d’aria, smentita da diversi testimoni, per coprire l’affondamento del Goduria, inabissatosi per l’intervento esterno dei servizi russi.
Il vero fine di quel summit erano soprattutto i Balcani.
La NATO e il legame speciale tra Israele e il regime nazista di Kiev
C’era da parte della NATO e di Israele la volontà di destabilizzare i Balcani per aprire un nuovo versante di crisi, nella speranza, o illusione, che l’attenzione della Russia potesse essere spostata dal teatro di guerra ucraino, nel quale le forze armate ucraine sono andate incontro ad una vera e propria ecatombe, taciuta da tutti gli organi di stampa.

Zelensky
Israele ha sempre avuto, per così dire, un’alleanza privilegiata con il regime nazista di Kiev, un patto “sacrilego” agli occhi di alcuni profani, ma che in realtà affonda le sue radici nella storia della Germania nazista, vicinissima sin dai suoi primi attimi di vita agli ambienti del Congresso sionista mondiale.
C’era una comune volontà di trasferire gli ebrei tedeschi in Palestina per dare così al futuro stato ebraico la popolazione di cui aveva bisogno per nascere, e soprattutto tutte le competenze tecniche di cui l’allora insediamento ebraico in Medio Oriente era sprovvisto.
Adolf Hitler è, “paradossalmente”, uno di quegli uomini senza il cui contributo difficilmente lo stato di Israele avrebbe potuto vedere la luce, un debito riconosciuto anche da alcuni onesti storici israeliani, i quali ben conoscono la storia proibita dal’Haavara, il patto di collaborazione tra il sionismo e il nazismo, che difficilmente si trova sui libri di testo assegnati agli studenti delle scuole italiane ed europee.
Israele ha tenuto fede a questa tradizione anche nel corso della guerra in Ucraina.
Tel Aviv ha mandato i suoi uomini ad assistere i nazisti ucraini, i quali hanno ricambiato rivendendo molte delle armi ricevute dai vari Paesi europei a Israele, che si è servita di quegli armamenti per attuare i suoi consueti crimini di guerra, soprattutto il genocidio di Gaza scatenato dopo il 7 ottobre del 2023.
Le tensioni tra Israele e Russia
C’è una tensione strisciante tra Tel Aviv e Mosca, un rapporto fatto di “incomprensioni” e di veri e propri scontri iniziati già negli anni della guerra civile siriana, quando la Russia decise di intervenire per sventare lo smantellamento della Siria e l’annessione delle sue parti a favore di Israele.
I tagliagole dell’ISIS assolvono solo e soltanto a questa funzione.
Usciti dal nulla, addestrati dai servizi Occidentali e soprattutto dal Mossad, questo manipolo di terroristi venne formato attraverso i milionari fondi delle monarchie del Golfo, su tutti Arabia Saudita e Qatar, oggi passate entrambe dall’altra parte dello steccato dopo aver fiutato il crollo dell’anglosfera.
Israele voleva la Siria pur di arrivare al “sogno” della Grande Israele, e i tagliagole islamisti non erano altro che sua personale milizia per raggiungere tale scopo.
Mosca sventò l’intera operazione tramite l’invio di mezzi, uomini e armamenti al presidente Assad, ma nel corso di tale guerra non mancarono duri screzi tra il Cremlino e Tel Aviv.
Un episodio che fece salire al massimo la tensione tra i due governi fu quello che riguardò l’abbattimento di un aereo russo, un II-20, da parte di una contraerea siriana, indotta in errore perché il radar dell’aviazione del Paese venne ingannato dal fatto che diversi F-16 israeliani si misero volutamente sulla rotta del velivolo russo per depistare i sistemi di tracciamento siriani.

Un II-20 russo
Nonostante Israele provò ad addossare la colpa alla Siria, la Russia comprese bene quello che accadde tanto che decise di rifornire Damasco di una contraerea ancora più efficace come gli S-300.
Barnea ha taciuto i veri fini dell’operazione probabilmente per tale ragione.
Lo stato ebraico non può permettersi una crisi aperta contro la Russia, soprattutto se si considera l’isolamento di Israele in Medio Oriente, viste le defezioni saudite e qatarine, e visto soprattutto l’allontanamento degli Stati Uniti da Tel Aviv e dalle sue folli guerra di conquista.
Di recente, c’è stato un altro capitolo di incrinatura dei difficili rapporti tra Mosca e Tel Aviv, quando le autorità russe hanno fermato ben 40 militari israeliani all’aeroporto della capitale russa.
I russi hanno fermato gli uomini perché sospettati probabilmente di voler prendere parte a qualche attività ostile nei confronti dell’Iran, uno storico alleato di Mosca rifornito di armi dal Cremlino da molto tempo.
Le autorità russe hanno voluto avvertire gli israeliani fermati.
Mosca sostiene l’Iran e non permette che il suo territorio venga utilizzato come base per attentati di vario tipo contro la teocrazia islamica.
L’Italia: da amica della Palestina a centro del Mossad
In Italia, si assiste allo scenario opposto.
I tempi del lodo Moro appaiono soltanto un lontano ricordo.
Sparita la diplomazia della Farnesina che sapientemente tesseva la sua tela di rapporti con i Paesi del mondo arabo, senza mai rinnegare la fondamentale vocazione mediterranea di Roma e la sua necessità di essere un ponte per il Medio Oriente.
A Roma, la causa del popolo palestinese è sempre stata rispettata, sostenuta e soprattutto ammirata da leader politici del calibro di ex presidenti del Consiglio come Giulio Andreotti e Bettino Craxi.

Andreotti accoglie Yasser Arafat
Andreotti voleva lo Stato palestinese, accoglieva con grande gioia l’ex leader dell’OLP, Yasser Arafat, vera nemesi dello stato ebraico che già negli anni’80 si è prodigato non poco per sostituire il partito di Arafat con l’opposizione controllata di Hamas, finanziata dalla stessa Israele, una evidenza riconosciuta persino dallo stesso Benjamin Netanyahu.
Bettino Craxi aveva la stessa posizione.
Sapeva che la tragedia del conflitto israelo-palestinese non si sarebbe mai potuta risolvere fino a quando ai palestinesi non sarebbe stato garantito il loro sacrosanto diritto a vivere e abitare su una terra sulla quale hanno vissuto e abitato da secoli, a differenza di ebrei originari dell’Europa Orientale che mai avevano vissuto lì, e che si sono arrogati il “diritto” di cacciare popoli che erano lì da lunghissimo tempo.
Ancora oggi, il celebre discorso di Bettino Craxi pronunciato alla Camera il 6 novembre del 1985 nel quale il presidente del Consiglio riconosceva le legittime istanze della lotta armata palestinese oggi sembrerebbe “antisemita” secondo gli standard della psicopolizia sionista che ora appare impegnata ad approvare un incerto ddl contro l’antisemitismo, di difficile applicazione soprattutto perché nella definizione presente nel testo c’è tutto e nulla.
Il celebre discorso sulla Palestina di Craxi in Parlamento
C’è una chiara sionistizzazione della Repubblica di Cassibile, un suo chiaro asservimento ai desiderata dello stato ebraico sempre più accentuato negli ultimi anni, anche se il punto di rottura è stato senza dubbio il golpe giudiziario di Mani Pulite, dopo il quale non c’è stata più nemmeno l’ombra di una classe politica, sostituita invece da un’orda di mestieranti e saltimbanchi, pronti a tutto pur di compiacere i potenti transnazionali.
Secondo alcuni ricercatori storici, il punto nel quale morì la Prima Repubblica è da individuarsi ancora prima, dopo l’assassinio di Aldo Moro, politico giudicato ostile agli interessi di Israele, e detenuto probabilmente nel ghetto ebraico, una pista, non sorprendentemente, mai seguita dalla “magistratura indipendente” che si è ben guardata dal turbare certe trame atlantiche e israeliane.
Se l’omicidio Moro ha dato il via alla fine della Prima Repubblica, sta di fatto che la rivoluzione colorata del 1992 ha spazzato via tutto ciò che restava di essa e ha trasferito definitivamente le leve del potere nelle mani del movimento sionista.
A palazzo Chigi, ormai non si entra più se non si fa il rituale viaggio nello stato di Israele, una tappa obbligata che rappresenta un atto di sottomissione allo stato ebraico nel solco di una tradizione iniziata già ai tempi di Massimo D’Alema, il presidente del Consiglio che assieme all’attuale presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, autorizzò il bombardamento della Serbia del presidente Milosevic pur di compiacere la criminale volontà della NATO.
Se nella Prima Repubblica si negava l’uso della base di Sigonella per la guerra dello Yom Kippur, nella Seconda invece si dà tutto e di più alla NATO e ad Israele, fino a giungere ai tempi attuali, quelli nei quali Israele ha trasformato l’Italia in uno dei suoi territori di azione privilegiata, oltre a quelli di Cipro, Grecia e Germania.
Alle pendici del Lago Maggiore si è persino insediata una comunità israeliana che ha aperto le sue attività e le sue scuole, senza che ancora oggi si sia capito in base a quale status giuridico ciò sia stato possibile, considerato il fatto che Israele è un Paese extracomunitario, e ci vogliono dei permessi di soggiorno per insediarsi in Italia, ma nessuno sembra interessarsi della questione.

Gli israeliani della Valsesia
Tacciono i vari partiti, a partire dai falsi critici di Israele, su tutti la defunta opposizione controllata del M5S, tantomeno dice nulla la stampa, in particolare il Fatto di Travaglio, sommerso dai debiti, e che, nonostante lievissime e superficiali critiche allo stato ebraico, nulla dice su tale situazione.
C’è una base del Mossad in Italia che si sta estendendo, che ha scelto tale territorio per condurre le sue operazioni, delle quali quella sul Lago Maggiore appare essere solo una delle varie messe in atto dai servizi di sicurezza israeliani, che forse hanno avuto un qualche ruolo anche nel crollo della funivia del Mottarone, tragedia sulla quale ancora non si è fatta luce, e nella quale persero la vita proprio degli israeliani.
Stessa sorte è capitata di nuovo ad altri israeliani ancora una volta a bordo di una funivia nei pressi del Monte Faito, laddove scomparve molti anni prima la piccola Angela Celentano.
Sembra che le funivie ultimamente siano diventate inspiegabilmente instabili in Italia, soprattutto quando a bordo ci sono sempre dei cittadini israeliani.
La repubblica di Cassibile è ormai comunque un simulacro di Stato, senza più alcuna sovranità, telecomandato da potenti stranieri che si servono di una spregiudicata e corrotta classe dirigente che depreda tutto quello che c’è da depredare, e non si guarda mai indietro, poiché l’interesse del Paese nella mente di tali pirati della politica non è presente.
Lukashenko, chiamato “dittatore” dall’Unione europea ha recentemente detto che i politici dell’UE non guardano mai al bene dei loro popoli perché i loro finanziatori non stanno tra la gente comune, ma in apparati che hanno le leve dell’economia, della finanza e delle case farmaceutiche.
Cassibile oggi è messa esattamente così.
E’ nella mani di tutti i nemici dell’Italia e dello stato di Israele che ha sempre guardato con una certa ostilità al Paese culla del cattolicesimo, così odiato dal movimento sionista.
C’è solo una cura per tale male.
L’espulsione del veleno che ha contaminato l’Italia.
Il secolo XXI si presenta molto diverso da quello passato.
Israele nonostante le sue folli manovre di guerra, è priva del potere illimitato di un tempo.
Se lo stato ebraico è destinato al declino e all’isolamento, i suoi emissari in Italia non potranno che seguire la stessa sorte.
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