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    Home»Attualità»Lo scontro tra Trump e la politica italiana: resa dei conti per la Repubblica di Cassibile?
    Attualità

    Lo scontro tra Trump e la politica italiana: resa dei conti per la Repubblica di Cassibile?

    17 Aprile 2026Updated:18 Aprile 202613 Mins Read
    Lo scontro tra Trump e la politica italiana - resa dei conti per la Repubblica di Cassibile
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    di Cesare Sacchetti

    Tanto tuonò che piovve.

    La genesi della tempesta che ha portato ai livelli più bassi di sempre i rapporti tra Italia e Stati Uniti è stato il tweet di Trump su Papa Leone XIV.

    Sia chiara subito una fondamentale premessa.

    In questa storia non si stanno rivivendo i memorabili tempi di Sigonella, non c’è a palazzo Chigi un raffinato statista come Bettino Craxi che difendeva strenuamente la sovranità italiana, ma uno dei vari gregari dell’Euro-Atlantismo, quale Giorgia Meloni, detta anche Lady Aspen per via della sua appartenenza all’istituto Aspen della famiglia Rockefeller, una sorta di battesimo del fuoco per i politici italiani ambiziosi di salire i massimi gradini del potere mondialista senza i quali le porte di palazzo Chigi restano sbarrate.

    I tentativi di avvelenamento dei pozzi tra Vaticano e Casa Bianca

    Il pomo della discordia è il citato tweet di Donald Trump contro il Santo Padre, un tweet a dir poco anomalo, soprattutto per la tempistica, se si considera quanto accaduto qualche giorno prima quando venne pubblicata una falsa velina sulla presunta altissima tensione tra Washington e la Santa Sede.

    Il tweet di Trump su Leone XIV

    L’antefatto è la chiave per comprendere perché mai letteralmente dal nulla il presidente degli Stati Uniti abbia fatto mai questa sua improvvisa uscita contro Leone.

    Nasce tutto da un articolo a firma di Mattia Ferraresi, già “giornalista” del Foglio, quotidiano vicinissimo allo stato di Israele, e ora trasferitosi nella redazione del Domani, il giornale di De Benedetti, in rosso, come sempre, per l’assenza di lettori.

    Nell’articolo in questione si narrava di un incontro teso avvenuto presumibilmente lo scorso gennaio, quando il sottosegretario alla Difesa USA, Elbridge Colby, avrebbe convocato a rapporto il nunzio apostolico, il cardinal Christophe Pierre, per intimare alla Santa Sede di cambiare immediatamente la sua linea nei confronti dell’amministrazione americana.

    La Santa Sede ha smentito il puerile tentativo di avvelenamento di pozzi, la maldestra seminatura di zizzania degli appartati globalisti alla disperata ricerca di sabotare i rapporti tra Vaticano e Casa Bianca, estremamente cordiali da quando è iniziato il papato dell’ex cardinal Prevost.

    Sembrava che il capitolo fosse chiuso, ma pochi giorni dopo il presidente degli Stati Uniti ha spiazzato tutti.

    Viene pubblicato da parte del presidente un tweet nel quale accusa Leone di essere “debole” sulla criminalità e troppo interessato a questioni politiche, quando in realtà se c’è un Papa che non è politico, questi è proprio il Papa originario di Chicago.

    Leone XIV e il ritorno del Vangelo

    A differenza del suo predecessore, Leone XIV, vuole mettere al centro della sua missione il Vangelo.

    Cristo deve tornare ad essere Colui che ispira e guida la Sua Chiesa, ridotta da diversi anni ad una sorta di ONG sorosiana non più dedita alla salvezza delle anime, ma a quella dei vari traghettatori di esseri umani.

    in questa chiesa post-moderna ci si occupa molto anche della presunta salvezza dell’ambiente, iniziativa dietro la quale si cela in realtà un vero e proprio panteismo che sotto il papato bergogliano è arrivato ai suoi estremi, tanto da inchinarsi agli idoli pagani della Madre Terra sui giardini del Vaticano.

    Bergoglio è stato non un Papa nel senso più autentico del termine, ma a tutti gli effetti il lider maximo della sinistra globalista.

    Il suo popolo difatti non era composto di cattolici.

    C’erano tra le fila dei piangenti bergogliani, vari cattoprogressisti o cattocomunismi, figli dell’infausta ed eretica teologia della liberazione, accompagnati da massoni e abortisti conclamati come Giacinto Pannella detto “Marco”, vero e proprio agente della scristianizzazione in Italia assieme alla sua inseparabile sodale, Emma Bonino, rispettatissima da Francesco tanto che il Papa non esitava ad andarla a visitare presso la sua casa, onori nemmeno riservati ai preoccupati cardinali di Santa Romana Chiesa, trattati con sufficienza, quando andava bene, mentre nei casi peggiori volavano veri e propri improperi contro di essi.

    Emma Bonino assieme a Bergoglio

    Leone XIV vuole farsi da parte.

    Vuole, semplicemente, a poco a poco, che il soglio di Pietro torni ad essere quello che era un tempo, ovvero cattedra di evangelizzazione, e non di sostegno del Nuovo Ordine Mondiale, come lo è stata purtroppo dagli anni dell’infausto Concilio Vaticano II ad oggi.

    I frutti del Papa americano sono sembrati promettenti sin dagli esordi, a partire dalla condanna del panteismo trasmessa ai vescovi dell’America Latina, completamente ignorata dalla stampa, seguita dalla ferma dichiarazione che uno Stato ha tutto il sacrosanto diritto di difendere i propri confini, una pronuncia che agli occhi immigrazionisti di Bergoglio sarebbe stata a dir poco blasfema per lui così impegnato nella cristificazione del migrante.

    La stampa caduta nella trappola di Trump

    Se dunque le premesse del papato leoniano erano e sono di gran lunga diverse da quelle di Bergoglio, perché mai il presidente Trump, così silente nei riguardi di Francesco, che lo accusò addirittura di non essere cristiano, ha deciso di scrivere quel tweet?

    Un sacerdote che segue questo blog ha dato una versione ancora più esaustiva e risolutiva di quella che si era ventilata qualche giorno fa sempre qui.

    Attraverso quel tweet, Trump ha costretto definitivamente gli organi di stampa a schierarsi dalla parte del Santo Padre.

    Il Papa a malapena esisteva sulla carta stampata.

    Se si sfogliavano le pagine dei quotidiani, non si trovava nulla su Leone XIV, invisibile agli occhi della stampa che, a distanza di un anno dalla sua morte, continuava e continua ancora a parlare di Jorge Mario Bergoglio, mai più ripresasi dalla perdita del Papa preferito dai centri del mondialismo, un vuoto “incolmabile” per coloro che avevano preparato per tanto tempo questo papato anticattolico, già probabilmente negli anni’90, quando Bergoglio riuscì incredibilmente a superare indenne i rapporti dei suoi superiori gesuiti che lo giudicavano inadeguato per il sacerdozio.

    Leone XIV non era chiaramente ciò che volevano tali ambienti, molto più desiderosi di proseguire sulla continuità bergogliana attraverso magari un Parolin o uno Zuppi, cardinali militanti della sinistra immigrazionista, vicinissimi, non sorprendentemente alla lobby di Sant’Egidio e ai vari influenti ambienti del sionismo internazionale.

    Attraverso quel suo “attacco” , Trump ha paradossalmente aiutato Leone.

    Se il presidente è il “cattivo” agli occhi della stampa globalista, allora un suo attacco verso il Santo Padre costringe la stampa a uscire allo scoperto, a schierarsi con il Santo Padre, così ignorato dalla carta stampata orfana invece del Papa venuto dalla fine del mondo.

    I falsi amici e i sepolcri imbiancati allo scoperto

    Un altro effetto di questo “attacco” è stato quello di aver fatto uscire allo scoperto i vari doppiogiochisti sulla piazza, su tutti Lady Aspen, considerate le sue amichevoli meline su Trump, disattese da una politica estera completamente allineata ai desiderata della NATO e dell’Unione europea, sempre difese da Giorgia Meloni.

    Gli organi di stampa avevano anche qui costruito una falsa narrazione.

    Si erano impegnati a far credere che esistesse una qualche amicizia tra Roma e Washington, mentre varie fonti vicine all’amministrazione americana riferivano che il presidente Trump non gradiva affatto le pantomime della Meloni, la quale ogni qual volta c’era da cannoneggiare l’Unione europea e la NATO, non prendeva nemmeno le armi in pugno, ma si faceva portatore d’acqua di Bruxelles e di tutti quei circoli che stanno sostenendo i nazisti ucraini.

    Giorgia Meloni e Trump

    Lady Aspen così è uscita allo scoperto nel peggiore dei modi, pur di farsi ipocritamente credere dalla parte di un Papa che lei ha bellamente ignorato quando questi le consegnò una lettera di un fedele cattolico, molto preoccupato per la legge sul “suicidio assistito” che il governo di centrodestra sta approvando.

    Il volto anticattolico del centrodestra liberale è ormai visibile a tutti.

    Tramontati i tempi di un altro mestierante quale Matteo Salvini, che ieri impugnava il rosario, e che oggi nulla dice, ad esempio, sull’omicidio della giovane Noelia Castillo, nè tantomeno si oppone alla citata legge sul “suicidio assistito” sostenuta del governo del quale lui fa parte, nonostante il leader del Carroccio cerchi di farsi passare come un uomo seduto tra i banchi dell’opposizione.

    Ogni maschera così cade inesorabilmente, soprattutto quelle dei vari sepolcri imbiancati della Chiesa, silenti fino a ieri sui massacri dei cristiani in Nigeria, contro i quali è intervenuto proprio il presidente americano nel generale silenzio di quei leader politici europei che ora, da bravi ipocriti, si fanno passare per difensori del papato da loro ignorato fino a ieri l’altro.

    Giorgia Meloni così ora non può più nemmeno provare a fare finta di essere amica di Trump.

    Caduto ogni infingimento,  la politica italiana tutta si compatta tutta dietro di lei, unita come un sol uomo contro il “nemico” Trump.

    I messaggi di Trump alla politica italiana

    La risposta di Trump ai vari peones di Montecitorio non si è però fatta attendere.

    Il presidente ha deciso di parlare per la prima volta in via esclusiva e approfondita con il Corriere della Sera, il quotidiano delle élite liberali alle quali Trump voleva trasmettere dei messaggi molto taglienti e precisi.

    Tra i vari destinatari delle comunicazioni trumpiane, c’è proprio lei, Giorgia Meloni, accusata dal leader del movimento MAGA di essere stata “debole” nel corso della crisi in Medio Oriente, non tanto per un mancato intervento attivo nella crisi mediorientale, ma per la totale sottomissione del presidente del Consiglio alla NATO, la quale ben sapeva che Washington non stava lavorando a nessun regime change a Teheran.

    I vari falsi amici sono stati così costretti a uscire allo scoperto anche sulla questione del Patto Atlantico e dell’Ucraina che in nessun modo la Meloni vuole abbandonare, tanto che ieri è sembrata quasi voler ribadire la sua fedeltà atlantica dopo aver ricevuto nuovamente il capo del regime nazista ucraino, Volodymyr Zelensky, a differenza del presidente degli Stati Uniti  che riconosce le legittime istanze russe sul conflitto ucraino, e vuole staccare la spina ad una organizzazione che andava sciolta già ai tempi del crollo del muro di Berlino, venuta meno ormai la sua stessa ragion d’essere.

    La Meloni ha ricevuto nuovamente Zelensky

    Il presidente ha però fatto un attacco, se possibile, ancora più radicale verso la politica italiana.

    Mentre si soffermava a elogiare il caro amico Orban, unico vero leader sovranista europeo di razza, non risparmiava gli affondi contro la classe politica italiana, accusata di aver agito per sfigurare l’Italia attraverso l’immigrazione di massa, senza dimenticare l’economicidio che è stato perpetrato contro il Paese, da tempo rinchiuso nella gabbia dell’austerità per via della moneta unica.

    Trump ama chiaramente l’Italia e il suo popolo.

    Ne riconosce la grandezza e il genio profondo, ma vede al tempo stesso che non ha interlocutori a palazzo Chigi, se non gregari dell’UE e di quei circoli globalisti e massonici che si sono dedicati alla scientifica destrutturazione del Belpaese sin dai tempi del rapimento di Aldo Moro, quando il club di Roma decretò che la culla del cattolicesimo doveva subire l’attacco più agguerrito e feroce.

    A Roma, non ci sono patrioti, ma quinte colonne dell’eversione, falsi profeti di Maastricht che hanno dichiarato guerra all’Italia e agli italiani in nome della tanto agognata governance europea, ovvero la distopica visione del massone austriaco, il conte Coudenhove Kalergi.

    Il presidente è piuttosto saturo, mal sopporta questa disordinata muta di passacarte di Bruxelles che gli urlano contro, e sono mesi che manda messaggi a Roma sugli scandali che riguardano la classe politica italiana.

    Gli scandali dell’Italiagate e dello Spygate

    Attraverso una recente condivisione da parte di Trump di un tweet nel quale si parla del ruolo di Leonardo nella frode elettorale del 2020, le prefiche di Montecitorio hanno iniziato nuovamente a strapparsi le vesti, seguite dagli strepiti del gran tempio cartaceo che provava, come suo solito, a liquidare il tutto come una “bufala”, nonostante l’amministrazione Trump abbia le prove dell’hackeraggio commesso dalla società leader aerospaziale.

    Secondo fonti vicine all’amministrazione presidenziale, Trump ha parlato esplicitamente del ruolo avuto dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in tale vicenda, poiché l’attuale leader del M5S è stato accusato di aver autorizzato una operazione alla quale avrebbero preso parte i servizi italiani, il generale Claudio Graziano, morto in circostanze mai chiarite, e persino l’ex ambasciatore americano di origini ebraiche, Lewis Eisenberg, vicinissimo alla lobby sionista.

    Il generale Claudio Graziano

    Un intero apparato politico, militare e di intelligence si adoperò per eseguire una vastissima frode informatica tramite la tecnologia satellitare di Leonardo che ha spostato milioni di voti da Trump a Biden, dato che il candidato repubblicano stava raccogliendo persino più consensi del previsto, ed è stato necessario un intervento aggiuntivo.

    Leonardo sarebbe stato quindi il crocevia dell’intera operazione, il luogo di aggregazione di personaggi di “alto” profilo dell’establishment italiano, tra i quali c’era l’ex AD, Alessandro Profumo, oltre a Gianni De Gennaro, vicino agli ambienti dell’intelligence americana e apostrofato anni addietro dall’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, come un “manutengolo dell’FBI”.

    Secondo quanto riferito da fonti dei servizi statunitensi, il presidente Trump avrebbe già trasmesso disposizioni al suo ambasciatore in Italia, Tilman Fertitta, su come procedere nei confronti degli autori di tale operazione.

    Il golpe elettorale del 2020 è stata infatti una sofisticata operazione di intelligence che oltre ad aver avuto la partecipazione dei servizi italiani, si è servita dell’assistenza dell’apparato di intelligence svizzeri e tedeschi nel tentativo di rovesciare Donald Trump e mettere al suo posto un presidente in continuità con la linea Euro-Atlantica.

    L’Italiagate è stata soprattutto la storia di un tentativo di sopravvivenza.

    La Repubblica di Cassibile, nata nell’infamia il 3 settembre del 1943, non era altro che una succursale dell’impero americano e di quei poteri che hanno privato l’Italia della sua sovranità, riducendola al rango di colonia degli Alleati.

    La frode del 2020 è la disperata mossa da parte di un sistema politico che ha tentato il tutto per tutto pur di invertire la storia per riportarla ai tempi del continuum tra repubblicani neocon e democratici, quel duopolio che aveva sempre garantito che gli Stati Uniti fossero a tutti gli effetti i custodi della NATO, e soprattutto della governance globale che voleva cancellare ogni sovranità.

    L’Italiagate è il secondo capitolo di una guerra che la politica italiana aveva già dichiarato a Trump nel 2016.

    Secondo l’ex consigliere della campagna di Trump, George Papadopoulos, e diverse fonti di intelligence i servizi segreti italiani su ordine dell’ex presidente del Consiglio, Matteo Renzi, presero parte ad una vasta operazione di spionaggio ai danni ancora una volta della campagna del leader del MAGA, vera e propria nemesi dello stato profondo italiano.

    Il messaggio di Trump stavolta è ancora più esplicito e risoluto del passato.

    Roma e la sua corrotta classe politica sono nel mirino della Casa Bianca.

    La Repubblica di Cassibile è in cima alla lista nera del presidente Trump.

    Fonte: https://www.lacrunadellago.net/lo-scontro-tra-trump-e-la-politica-italiana-resa-dei-conti-per-la-repubblica-di-cassibile/


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