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    Home»Ogginotizie»BILL GATES: Se facciamo un buon lavoro con i vaccini contenenti ormoni sterilizzanti, ridurremo la popolazione del 10/15% . Il nostro governo sapeva!
    Ogginotizie

    BILL GATES: Se facciamo un buon lavoro con i vaccini contenenti ormoni sterilizzanti, ridurremo la popolazione del 10/15% . Il nostro governo sapeva!

    15 Marzo 202612 Mins Read
    La storia della legge Lorenzin sui vaccini e quegli affari della GlaxoSmithKline in Italia
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    La storia della legge Lorenzin sui vaccini e quegli affari della GlaxoSmithKline in Italia

    I vaccini sono diventati un culto “scientifico” in Italia soprattutto negli ultimi 12 anni.

    Il vaccino era parte di alcune “obbligazioni” sanitarie,  ma non aveva in passato questo status di intoccabilità, fino a quando gli ambienti del cartello farmaceutico non stabilirono che occorreva fare un “salto di qualità” in Italia per ciò che riguarda le vaccinazioni di massa.

    Sul discorso dei vaccini c’è in realtà un’agenda che nulla ha a che vedere con la tutela della salute pubblica, e moltissimo invece con tutta una serie di interessi neomalthusiani che di tale strumento vogliono servirsi per ridurre la popolazione.

    L’uomo dei vaccini, Bill Gates, che dopo aver dismesso i panni da monopolista di Microsoft ha indossato quelli di pseudo – informatore farmaceutico, senza che nessuno facesse notare la sua assoluta mancanza di competenza in campo medico, lo disse in una famigerata conferenza Tedx tenutasi nel 2010.

    Al minuto 4:40, Gates esprime il vero scopo dei vaccini

    Gates in quell’occasione fu molto “franco”.

    Disse che se si fosse fatto un buon lavoro con i vaccini, allora si sarebbe potuta ridurre la popolazione mondiale, qualcosa che effettivamente era accaduto proprio con la distribuzione dei suoi vaccini per il tetano in Africa, analizzati da vari medici e scienziati locali, i quali scoprirono che tali farmaci contenevano degli ormoni sterilizzanti.

    L’Italia, su questo, era evidentemente “indietro”.

    Occorreva imprimere un’accelerazione in tal senso, un “grande balzo in avanti” della campagna vaccinale che nel 2014 fece un primo passo decisivo in tale direzione.

    L’inizio della strategia vaccinale in Italia e il ruolo del governo Renzi

    A palazzo Chigi, allora c’era l’ex rottamatore oggi sul viale del tramonto, ovvero Matteo Renzi, spinto verso la presidenza del Consiglio dopo insistenti pressioni da parte degli ambienti angloamericani e israeliani che hanno costruito la sua fulminea ascesa politica.

    C’era la “necessità” da parte di tali ambienti di trascinare l’Italia verso la governance globale, e l’immagine, seppur fittizia, di un falso homo novus venne giudicata opportuna dai globalizzatori che volevano però anche una precisa tabella di marcia verso la promozione dei vaccini.

    Si appuntano così i preparativi per un importantissimo incontro internazionale che si tenne nel settembre del 2014 a Washington, la capitale americana che in quell’occasione ospitò un vertice della Global Security Health Agenda, una iniziativa per promuovere la salute globale, che in realtà serviva a perorare la causa delle case farmaceutiche, soprattutto se si pensa che la GHSA ha ricevuto finanziamenti proprio dal citato Bill Gates, che nel corso degli anni ha versato tantissimi fondi in vari gruppi e organizzazioni sanitarie, divenute di fatto mere succursali di interessi privati.

    Quel giorno a Washington a rappresentare l’Italia c’è l’ex ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, una delle più “sensibili” alla causa dei vaccini prodotti dal cartello farmaceutico, assieme all’ex direttore dell’AIFA ed ex rettore dell’università di Brescia, Sergio Pecorelli, assistiti dal consigliere scientifico dell’ambasciata italiana negli Stati Uniti, Ranieri Guerra, e da Luca Franchetti Pardo, allora vice ambasciatore.

    Da sinistra verso destra: Ranieri Guerra, Pecorelli, Bill Corr, membro dell’amministrazione Obama, la Lorenzin e Franchetti Pardo

    I quattro “moschettieri” erano a dir poco entusiasti nell’annunciare che nel corso del vertice della GHSA, l’Italia era stata scelta, suo malgrado, per diventare il Paese “capofila” nella strategia delle vaccinazioni mondiali, una espressione che nel gergo delle multinazionali del farmaco significa più brutalmente che Roma fu scelta come base per esperimenti da cavie da laboratorio dai colossi del settore.

    La strada è stata chiaramente indicata.

    L’Italia doveva iniziare ad adottare una serie di iniziative volte a demonizzare i critici dei vaccini, definiti “no vax” dalla vulgata mediatica, nonostante ci sia una vasta letteratura scientifica, taciuta dai media, sui danni prodotti dalle vaccinazioni.

    Il professor Pecorelli sembra essere il più netto al riguardo quando afferma che è necessario “intensificare le campagne informative in Europa, dove sono in crescita fenomeni anti vaccinazioni”, una dichiarazione che fa capire che gli adepti del culto vaccinale hanno nel mirino proprio coloro che invece si adoperavano e si adoperano per mostrare l’inutilità e la dannosità in molti casi dei vaccini.

    Si spiega come in seguito a tale vertice, siano iniziati ad uscire dal nulla sedicenti esperti medici, noleggiati dalle varie società farmaceutiche, i quali, non sorprendentemente, non esitavano a definire risibili le obiezioni dei critici dei vaccini, trincerandosi dietro “studi” falsi finanziati dalle suddette società che elargiscono anche i fondi delle riviste che pubblicano tali “ricerche”.

    Il corto circuito è a dir poco lapalissiano, ma la macchina dei vaccini aveva purtroppo appena acceso i motori.

    Il conflitto di interessi di Pecorelli e gli affari illeciti della Glaxo

    Sul campo intanto però cade proprio lui, il soldato Pecorelli, al centro di varie inchieste per truffa, che nel 2015 finisce nell’occhio del ciclone per via dei suoi vistosi conflitti d’interesse che lo vedono presiedere una fondazione che riceveva a sua volta fondi da una casa farmaceutica, la Sanofi-Pasteur, produttrice di vaccini, una circostanza che solleva seri dubbi sull’entusiasmo vaccinale del “luminare”, il quale, decide di fare un passo indietro e di rassegnare le sue dimissioni nelle mani della Lorenzin, che le accetta.

    Sembra che la caduta di Pecorelli possa mandare a monte tutto, soprattutto quando la controversa casa farmaceutica inglese, la GlaxoSmithKline (GSK), di proprietà dei soliti fondi di Vanguard e BlackRock, annuncia il taglio di 127 dipendenti in forza presso il suo laboratorio di Siena, una notizia forse non così negativa se si guarda un istante il cv penale del colosso inglese.

    La sede della GSK a Siena

    La GSK ha infatti una lunga storia di corruzione e di spregiudicatezza assoluta nel fare i suoi interessi finanziari, senza curarsi troppo se questi possano arrecare dei danni ai pazienti che ricevono i suoi farmaci.

    Si ebbe un saggio delle “qualità morali” del colosso inglese già nel 2010, nel corso del caso del vaccino per la famigerata influenza suina del 2010, una sorta di antesignana della farsa pandemica, visto che i meccanismi delle due operazioni sono stati pressoché identici.

    In quell’epoca, diversi colossi del farmaco esercitarono fortissime pressioni per spargere il panico riguardo al fantomatico virus influenzale suino, che non stava procurando nessuna particolare ondata di morti, ma Fiona Godlee, editrice del British Medical Journal, scoprì cosa stava accadendo dietro le quinte.

    Secondo la dottoressa Godlee, gli esperti dell’OMS, altra organizzazione lautamente finanziata dal solito Bill Gates, che spinsero per dichiarare una “pandemia” per la citata influenza, erano a loro volta a libro paga di case farmaceutiche come la Glaxo, produttrice del vaccino per la cosiddetta “suina”.

    La GSK aveva in pratica bisogno di una falsa emergenza sanitaria per vendere i suoi vaccini, e non fece altro che ordinarsene una su misura.

    Il vaccino della casa farmaceutica inglese aveva però dei problemi.

    Procurava molti casi di narcolessia, ma ciò non rappresentò un intralcio per arrestare le pratiche illegali della Glaxo, che non si fermarono al 2009.

    Tre anni dopo, negli Stati Uniti, la casa farmaceutica versava tre miliardi di dollari al dipartimento di Giustizia americano per aver promosso due anti-depressivi, il Paxil e il Wellbutrin, per usi non autorizzati, e l’anno successivo, in Cina, la GSK veniva condannata ancora per aver elargito un fiume di tangenti e mazzette a vari dirigenti pubblico, che complessivamente si sono intascati la mostruosa cifra di 3,8 miliardi di dollari.

    Una situazione praticamente identica a quella verificatisi in Italia nel 2004, quando la casa farmaceutica britannica fu accusata di aver corrotto almeno 4000 medici, che hanno ricevuto 228 milioni di euro per tessere le lodi dei suoi farmaci, un filone di indagine iniziato dalla Guardia di Finanza, ma che apparentemente sembra essersi spento negli anni successivi.

    L’inchiesta sulla corruzione dei medici italiani al soldo di GSK è sparita nel nulla

    La Glaxo lavora nella corruzione, la respira, la pratica in tutto il mondo perché essa è in fondo l’anima, nera, del business farmaceutico che mette al primo posto il profitto a discapito della salute pubblica.

    La retromarcia della Glaxo e le visite di Gates a Roma

    In Italia, sembrava però che in quel momento la società nelle mani di BlackRock stesse andando incontro ad una battuta d’arresto, fino a quando nel 2016, c’è un’inaspettata retromarcia della compagnia farmaceutica che non solo decide di restare a Siena, ma decide di investire nel laboratorio toscano la ragguardevole cifra di 1 miliardo di euro.

    A giocare un ruolo decisivo forse sono stati i “buoni uffici” dell’ex presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che aveva visitato lo stabilimento di Siena nel dicembre del 2015, una visita alla quale ha fatto seguito il repentino cambio di rotta degli inglesi, dissuasi in qualche modo a restare e ad aumentare i propri investimenti.

    A palazzo Chigi sono intanto sempre più frequenti le visite degli esponenti del cartello farmaceutico.

    Nel giugno del 2016, giunge a Roma Bill Gates in rappresentanza di una delle iniziative da lui finanziate, il Global Fund, sostenuto oltre che dai governi di vari Paesi, anche proprio dalla ubiqua GlaxoSmithKline oltre che da un’altra società farmaceutica come la Johnson & Johnson.

    Bill Gates e Matteo Renzi

    Renzi e Lorenzin cadono sulla via di Bill Gates, al quale promettono il sostegno dell’Italia al suo Global Fund attraverso finanziamenti pari a 130 milioni di euro, ben il 30% in più delle precedenti tranche, una decisione che dimostra la totale devozione del governo Renzi verso il cartello farmaceutico,  generosamente sostenuto con i soldi pubblici, tagliati invece per la spesa pubblica nazionale.

    Ci sono tutti i segnali per arrivare al compimento della strategia designata nel 2014.

    Il terreno è stato abbondantemente seminato.

    Gli uomini del cartello farmaceutico fanno ormai avanti e indietro presso le istituzioni pubbliche italiane.

    Il conflitto d’interessi e l’ascendente che i gruppi nelle mani di potentissimi fondi di investimento in mano a famiglie come i Rothschild esercitano sul governo Renzi è a dir poco lampante.

    Palazzo Chigi segue la direzione indicata da Big Pharma, che aveva scelto l’Italia come centro della vaccinazione mondiale.

    L’ultimo naturale passo non poteva che essere quello del 2017, quando il governo Gentiloni, successore immediato del governo Renzi, partorisce il decreto legge Lorenzin sulle vaccinazioni, che fa salire a 12 il numero dei vaccini imposti ai giovani fino ai 16 anni, ai quali vengono richiesti i vaccini contro il morbillo, la rosolia, la pertosse, la varicella, e l’influenza.

    Sulle interazioni tra questa selva di vaccini e i più che probabili effetti avversi nessuno dice una parola, tantomeno dicono qualcosa i vari “medici” ospitati sugli organi di stampa e sulle reti televisive, sovvenzionati dagli stessi “ispiratori” di questo dl.

    Nemmeno una parola si leva sul fatto che larga parte di questi vaccini è prodotta dalla a dir poco controversa GSK, già, come visto, coinvolta in pratiche di corruzione e malaffare, né sul fatto che i vari esponenti del governo Renzi sembrano avere rapporti decisamente troppo stretti con uomini dell’industria farmaceutica che avevano tutto l’interesse che un testo come il dl Lorenzin fosse approvato.

    Ci sono pochissimi dubbi sul fatto che il ddl sia stato un enorme affare per la Glaxo, la quale non aspettava altro per aumentare il suo fatturato attraverso l’imposizione di nuovi vaccini dalla dubbia utilità ed efficacia.

    Nonostante le criticità di un dl che sembra violare di molto i confini dell’art.32 e della libertà di cura, il presidente Mattarella, già a sua volta vicinissimo alla Commissione Trilaterale dei Rockefeller, altro azionista di BlackRock e Vanguard, non esita un istante a mettere la sua firma sul testo, così come il “garante” della carta non mostrò alcun tentennamento a firmare le “leggi” liberticide di Draghi che imponevano vaccini sperimentali contro la cosiddetta influenza Covid, senza prendere minimamente in considerazione che nulla si sapeva di quei farmaci imposti agli italiani, consegnati nuovamente al ruolo di cavia da laboratorio.

    Mattarella riceve i membri della Trilaterale

    I confini della politica ormai sono ormai pressoché scomparsi, sostituiti da quelli di un conglomerato industriale e finanziario che attraverso l’elargizione di prebende di vario tipo manovra il politico di turno, ridotto al ruolo di gregario delle varie multinazionali.

    Se si guarda a quanto avvenuto nel 2020-2022, non si può non giungere alla conclusione che la scelta di trasformare l’Italia nel laboratorio privilegiato del cartello farmaceutico non risale a quell’anno, ma almeno al 2014, quando il governo di Matteo Renzi si impegnava per rendere l’Italia il Paese “leader” nella vaccinazione di massa, quello nel quale le campagne vaccinali e gli incostituzionali obblighi, nonostante una Consulta ormai evanescente, sono stati applicati con più ferocia e determinazione.

    Sembra evidente che la questione delle false pandemie nasce prim’ancora che nel 2020, almeno nel 2009, quando le case farmaceutiche e i signori della finanza che le possiedono avevano già preso il controllo assoluto delle varie democrazie liberali.

    Sono state eseguite delle enormi truffe su scala planetaria che hanno gonfiato i fatturati di associazioni a delinquere di stampo farmaceutico, responsabili dell’elevatissimo numero di morti causati dai vaccini, che nel caso del Covid non sono nemmeno autentici vaccini, considerato il loro contenuto a base di grafene e nanobot.

    Sono giorni nei quali si discute molto sulla necessità di votare SI o NO al referendum sulla separazione delle carriere che, nonostante gli opposti proclami, non sposterà di una virgola la condizione di una magistratura, asservita alle correnti e soprattutto alla massoneria, che mai entra nel territorio di tali enormi conflitti di interesse.

    Non una inchiesta è stata aperta sull’eventuale ruolo esercitato dalla GSK nella nascita del dl sui vaccini, tantomeno nessuna inchiesta è stata aperta sui danni procurati dai vaccini Covid, che vengono spesso insabbiati dai togati con fascicoli di indagine fermi, ben lontani dal voler investigare su certi fili.

    Sono i fili che hanno reso la politica una marionetta di poteri forti transnazionali e del cartello farmaceutico di Bill Gates che nessuno vuole toccare.

    Se si toccano quei fili, viene fuori tutto il verminaio di corruzione e tangenti che giace nel ventre della repubblica di Cassibile.

    Fonti: https://www.lacrunadellago.net/la-storia-della-legge-lorenzin-sui-vaccini-e-quegli-affari-della-glaxosmithkline-in-italia/


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