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    Home»Ogginotizie»La battaglia per lo IOR e i tentativi di Macron di sabotare i rapporti tra Stati Uniti e Vaticano
    Ogginotizie

    La battaglia per lo IOR e i tentativi di Macron di sabotare i rapporti tra Stati Uniti e Vaticano

    23 Aprile 2026Updated:23 Aprile 202612 Mins Read
    La battaglia per lo IOR e i tentativi di Macron di sabotare i rapporti tra Stati Uniti e Vaticano
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    Improvvisamente, taluni hanno scoperto una vocazione “cristiana” che mai avevano manifestato prima nella loro vita.

    Sono i “prodigi” che è stato in grado di compiere Donald Trump attraverso il suo tweet su Papa Leone XIV, uno scritto in grado di far risvegliare molti sepolcri imbiancati che fino a qualche giorno fa ancora piangevano inconsolabili la dipartita del loro Papa, il rotariano Jorge Mario Bergoglio.

    Sugli schermi televisivi, e ugualmente sui falsi media alternativi, i vari “analisti” non si risparmiavano nell’apostrofare Trump come un “pazzo”, nello scomposto tentativo di gettare fango sul presidente americano, il quale quando lo si sottovaluta è ancora più contento perché in fin dei conti gli si dà un vantaggio non indifferente.

    Trump in realtà ha studiato quel tweet.

    Sapeva che i vari ipocriti di turno che ignoravano Papa Leone sarebbero usciti allo scoperto non tanto per difendere il Santo Padre, del quale gli importa nulla, ma piuttosto per andare contro di lui, contro il “pazzo”, che sta abbattendo l’ordine della governance globale costruito dal 1945 in poi.

    Donald Trump

    Il metodo è stato piuttosto efficace, e la figura di palta piuttosto notevole, soprattutto se si pensa che proprio il Papa in persona ieri in volo verso l’Angola ci ha tenuto a evidenziare che la narrativa mediatica che lo vede contrapposto al presidente americano è da considerarsi fasulla, artefatta.

    Gli organi di stampa sono rimasti così storditi, simili a delle foglie al vento che ormai dominate dal loro odio verso un presidente ostile al mondialismo, nemmeno sono in grado di soffermarsi per fare delle semplici considerazioni, schiavi della loro rabbia e soprattutto della loro paura per un sistema che sta implodendo.

    C’è tuttavia un antefatto in questo tentativo di avvelenamento dei pozzi tra Santa Sede e Casa Bianca, taciuto completamente dai media.

    Si ricorderà dell’articolo a firma di Mattia Ferraresi “giornalista” del Domani dell’ingegner De Benedetti, patron del quotidiano che pubblicava la falsa velina di un incontro al vetriolo tra il nunzio apostolico,.il cardinal Christophe Pierre, e il sottosegretario USA, Elbridge Colby.

    La storia, com’è noto, è falsa, ma le origini di tale artefatta velina risalgono prim’ancora che a De Benedetti, profeta di Soros in Italia, a Parigi.

    Macron: l’uomo che vuole dividere il Vaticano e Trump

    Secondo fonti dello IOR, a volere l’incrinatura dei rapporti tra Washington e Santa Sede sarebbe stato proprio Emmanuel Macron.

    Nei mesi passati, erano già  trapelate alcune indiscrezioni da parte di canali cattolici che raccontavano di un clima alquanto teso tra Parigi e il Vaticano, per via dell’agenda anticattolica che la Francia sta portando avanti attraverso la protezione costituzionale concessa all’aborto e la successiva discussione sulla legge per l’eutanasia.

    Oltre alle gravose questioni morali che hanno fatto di Parigi la centrale della scristianizzazione in Europa, un’altra fonte di tensione è stato lo sciagurato restauro della cattedrale di Notre Dame de Paris, privata del suo autentico spirito gotico, e trasformata in una sorta di centro del culto new ageano ornato di vetrate che ritraggono i migranti.

    Se l’avesse vista Jorge Mario Bergoglio, il suo entusiasmo sarebbe stato probabilmente incontenibile, considerata la sua irresistibile passione per l’immigrato clandestino, moderno falso Cristo della società aperta, ma Papa Prevost non sembra aver gradito molto quelle brutture moderniste.

    La battaglia per lo IOR e gli scandali finanziari di Bergoglio

    Sul tavolo, c’è poi la ancor più spinosa questione della Banca Vaticana.

    La sede dello IOR presso la Santa Sede

    Negli anni di Francesco, lo IOR è stato in pratica servito su un piatto d’argento al presidente francese Macron tramite la presidenza di Jean Baptiste de Franssu, economista considerato vicinissimo ai servizi segreti francesi, divenuti de facto il vero dominus della Banca.

    Nonostante i vari organi di stampa si siano impegnati per sorreggere l’artefatta immagine pauperistica di Francesco, gli scandali finanziari sotto il suo papato sono stati all’ordine del giorno.

    La scabrosa vicenda del palazzo di Londra a Sloane Avenue è ancora oggi una ferita aperta.

    Appena venne fuori nella sua devastante portata, i vari organi di stampa bergogliani, su tutti l’Espresso, si diedero un gran da fare per addossare le colpe della scellerata operazione al cardinal Becciu, il capro espiratorio designato da Santa Marta, mentre, in realtà, la transazione risulta essere stata autorizzata dal Papa argentino.

    Un manipolo di faccendieri si arricchì non poco, ma per proteggere l’immagine del pontefice prediletto della massoneria ecclesiastica, i media fecero passare Francesco per una sorta di ingenuo turista vaticano, uno che nonostante sia il monarca della Chiesa Cattolica, non sapeva quello che stesse avvenendo sotto il suo naso.

    I faccendieri avevano preso il sopravvento, ma, stranamente, la stampa progressista così loquace ai tempi di altri scandali, si vedano gli intrighi di Marcinkus, non diedero fiato alle trombe pur di non disturbare un papato preparato dagli ambienti del mondialismo con larghissimo anticipo, già nei lontani anni’90, quando Bergoglio veniva persino giudicato inadeguato per il sacerdozio.

    Jorge Mario Bergoglio era però un predestinato.

    A Roma, aveva già potentissime entrature in grado di fargli indossare la berretta cardinalizia, fino ad essere nominato da Giovanni Paolo II arcivescovo di Buenos Aires, luogo nel quale l’ex cardinale si troverà al centro di una fitta rete di scandali pedofili, da lui diligentemente coperta, nonostante le prove schiaccianti contro i vari sacerdoti, su tutti Julio Grassi, condannato in via definitiva e protetto da Bergoglio persino dietro le sbarre.

    I buchi finanziari degli ultimi mesi di Francesco

    C’erano forze oscure all’opera, così come lo erano negli anni nei quali uscivano soldi in maniera incontrollata dalle casse vaticane nel papato bergogliano, che ha lasciato dietro di sé una eredità di grossi ammanchi di cassa e di riserve auree che non si sa bene che fine abbiano fatto.

    Verso la fine degli ultimi mesi del papato bergogliano, così denso di ombre e misteri, diverse mani hanno firmato documenti per l’istituzione di commissioni utilizzate per trasferire beni da una parte e dall’altra, ma non era certamente Francesco a firmare, rinchiuso per più di 30 giorni all’ospedale Gemelli senza una prova visiva della sua esistenza in vita, per poi essere dimesso “magicamente” il 23 marzo del 2025, nonostante il Vaticano parlasse di una degenza che sarebbe durata ancora diverse settimane.

    Gli intrighi si susseguivano, misteriose figure si erano di fatte sostituite al Papa, fino a quando non arrivò l’inaspettato annuncio ufficiale della morte di Francesco appena 12 ore dopo la visita del vicepresidente Vance.

    Il Vaticano pasticcia anche sulle circostanze e gli orari della morte.

    Vengono pubblicate due versioni contraddittorie; una firmata dal medico della Santa Sede, il professor Arcangeli; l’altra dal medico personale di Francesco, il dottor Alfieri, che fornisce un orario differente della morte di Bergoglio, verso le 6 del mattino, mentre Arcangeli colloca il decesso intorno alle 7 e mezzo di mattina del 21 aprile 2025.

    Secondo alcuni fedeli presenti nella Basilica di San Pietro inoltre la salma di Francesco emanava un cattivo odore, segno che forse c’era qualcosa che non andava nell’imbalsamazione.

    Il cadavere di Bergoglio esposto nella basilica si San Pietro

    Appena sedutosi sul soglio di Pietro, Leone XIV ha dovuto fare i conti con una situazione a dir poco disastrosa.

    Secondo le rendicontazioni ufficiali, il buco nelle casse vaticane ammonterebbe a circa 70 milioni di euro, senza contare che diverse fonti vaticane riferirono già lo scorso anno della sparizione dell’oro della Santa Sede depositato presso la Federal Reserve Bank di New York.

    Ad alleviare il dissesto finanziario del Vaticano ha pensato proprio Trump tramite la sua donazione di 14 milioni di euro, a dimostrazione che la Casa Bianca non ha mai nutrito nessuna reale ostilità nei riguardi dell’ex cardinal Prevost.

    Le mosse di Leone per depotenziare lo IOR nelle mani dei Rothschild

    Il Santo Padre ora deve fare i conti con la situazione dello IOR.

    Secondo le citate fonti della Banca Vaticana, i vari alti dirigenti del circolo francese avrebbero trattato con sufficienza il Papa di fronte alle sue richieste di accertare lo stato delle finanze della Santa Sede, un segnale di una istituzione, la Chiesa, dilaniata al suo interno da rivolte contro il suo sovrano, e purtroppo pesantemente infiltrata da forze massoniche che guidano una ribellione sin dal primo giorno contro il pontefice.

    Già lo scorso ottobre, Leone XIV sembra aver intuito che era necessario intervenire per “depotenziare” lo IOR, al quale Bergoglio nel 2022 aveva dato assoluta facoltà di gestire gli investimenti finanziari della Santa Sede, una decisione annullata dal motu proprio Coniuncta Cura di Papa Prevost che ha trasferito invece tale facoltà in capo all’APSA, l’agenzia che amministra il patrimonio del Vaticano, e che si può come considerare una sorta di fondo sovrano del Vaticano.

    Attraverso quel motu proprio, il Papa sembrava aver già capito che riprendere il controllo dello IOR sarebbe stato alquanto complesso, considerata l’infiltrazione francese, e dunque occorreva agire con più astuzia, tramite una mossa che quantomeno togliesse al circolo dell’Eliseo la possibilità di gestire in toto le finanze vaticane.

    La successiva nomina di François Pauly alla presidenza dello IOR è sembrata confermare il potente ascendente che Parigi esercita sull’istituto bancario.

    François Pauly

    Il banchiere lussemburghese è un uomo in perfetta continuità con il suo predecessore.

    Uomo della famiglia Rothschild, già direttore della Banque Edmond de Rothschild, Pauly è uno di quegli anelli di congiunzione della finanza ebraica francese che ha aperto le porte dell’Eliseo a Emmanuel Macron.

    L’alleanza anticattolica tra Macron e Bergoglio

    Macron stesso non è altro che un prodotto della scuderia Rothschild.

    La sua parabola finanziaria e politica così densa di misteri e ombre non può non spiegarsi attraverso l’immenso potere di una famiglia che gli ha consentito di lavorare nel mondo dell’alta finanza giovanissimo, nonostante la sua scarsa competenza finanziaria, per poi essere messo sotto l’ala protettrice dell’eminenza grigia della politica francese, quel Jacques Attali, vero ex deus ex machina delle presidenze francesi degli ultimi 45 anni.

    Macron non è una casualità.

    Macron è un progetto politico, preparato con cura nel laboratorio dei Rothschild, che avevano in mente attraverso la sua presidenza di spianare la strada all’ormai fallito disegno degli Stati Uniti d’Europa.

    Bergoglio era stato eletto per portare avanti la stessa visione.

    I suoi continui richiami all’apertura dei confini nazionali hanno fatto di lui il Papa della società aperta di Soros, tanto da guadagnarsi nel 2016 il premio Carlo Magno detto anche premio Kalergi, assegnato allo stesso conte Kalergi nel 1950, e vinto da un altro Papa come Karol Wojtyla assieme ad una lunga schiera di profeti degli Stati Uniti d’Europa quali Angela Merkel, Carlo Azeglio Ciampi, il fondatore della lobby immigrazionista di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, e lo stesso Emmanuel Macron.

    Francesco era probabilmente raggiante per tale ragione quando riceveva Macron in Vaticano.

    Macron e Bergoglio si abbracciano e si guardano estasiati

    C’era tra i due una intesa speciale, consci di essere uniti dalla stessa visione, quella del kalergismo che vuole mettere fine ad ogni sovranità, fino a trascinare l’Europa verso il baratro di una governance mondiale che metterebbe al bando ogni residua traccia dell’Europa cristiana, poiché in questa falsa Europa non c’è posto per le vere radici di questo continente, ma solo per il meticciato e altri culti, a partire dall’islam e dall’ebraismo.

    L’idillio è però finito non appena è iniziato il papato di Prevost, ma le radici di Macron sono ancora profonde nella Banca Vaticana, come testimonia la citata nomina di Pauly, voluta molto dal cardinal Parolin, uomo del gruppo Bilderberg, già candidato in conclave della massoneria ecclesiastica, dello stesso presidente francese e degli ambienti sionisti, ancora delusi dalla mancata elezione del porporato che avrebbe garantito la continuità bergogliana.

    Leone si trova così sotto assedio.

    Seduto sul soglio di Pietro in uno dei momenti forse più delicati della storia della Chiesa di Cristo, circondato da prelati che odiano la Chiesa e che sono entrati al suo interno per distruggerla sulla scorta di una paziente opera di infiltrazione che diversi storici fanno risalire ai primi dell’900 e probabilmente ancora prima, verso la metà dell’800, quando la influente loggia massonica dell’Alta Vendita scriveva nei suoi documenti riservati della sua volontà di cancellare del tutto il cristianesimo.

    Il papato di Prevost è perciò inevitabilmente un papato di passione e di sofferenza.

    Un papato forse sulle orme del suo predecessore, Leone XIII, che vide nel 1884 quello che è accaduto oggi alla Chiesa, ricolma dei suoi nemici.

    Non appena lo stesso Leone XIV ha sopito la falsa polemica mediatica per metterlo contro Trump, i riflettori dei media si sono già spenti.

    Gli organi di stampa sotto questo aspetto possono essere considerati un eccellente termostato.

    Se il papato di Francesco era così esaltato, lo era perché esso aveva la missione di fondere la Chiesa nella religione della New Age, fatta di culti pagani e di adorazioni di divinità esoteriche.

    Se il papato di Leone XIV invece è ignorato è perché la sua missione non è quella di farsi portavoce della società aperta, ma di portare nel mondo il messaggio del Vangelo, come sta facendo in questi giorni in Africa.

    Laggiù, nel continente che Bergoglio e l’Unione europea volevano di fatto far trasferire in Europa, Leone ha pronunciato un messaggio dirompente, di completa rottura con il suo predecessore, tanto da invitare gli africani a restare nelle proprie terre, e a non mettere a rischio la propria vita in viaggi gestiti da trafficanti di esseri umani.

    Il papato di Prevost così seppellisce definitivamente il papato di Sant’Egidio.

    Il Santo Padre è odiato dagli organi di stampa e della massoneria ecclesiastica per tale ragione.

    Rifiuta la società del meticciato, e continua a parlare del Vangelo.

    Tale scelta è di questi tempi la più controrivoluzionaria possibile.

    Tale scelta è quella che più tormenta la massoneria ecclesiastica in guerra sin dal primo giorno contro Papa Leone XIV.

    Il soglio di Pietro non è più occupato dai suoi nemici.

    Fonte: https://www.lacrunadellago.net/la-battaglia-per-lo-ior-e-i-tentativi-di-macron-di-sabotare-i-rapporti-tra-stati-uniti-e-vaticano/


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