C’è un documento che rischia di cambiare la lettura pubblica di quello che è successo in Italia durante la campagna vaccinale anti-Covid. Si chiama Circolare numero 35309, è datata 4 agosto 2021, è firmata dal Ministero della Salute, e parla esplicitamente — nero su bianco — di eventi avversi associati alla vaccinazione. Sindrome trombotica associata a trombocitopenia, sindrome di Guillain-Barré, miocardite, pericardite.
Condizioni cliniche serie, citate in un atto ufficiale dello Stato italiano nel pieno della campagna vaccinale. È questo il punto di partenza dell’audizione di Dario Giacomini, presidente dell’associazione “Contiamoci”, davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sul Covid. Un intervento articolato, documentato, che ha sollevato domande scomode su come sia stato gestito il rapporto tra comunicazione pubblica, atti tecnici e diritti dei cittadini. «Se un documento ufficiale del Ministero della Salute riconosce esplicitamente l’esistenza di eventi avversi e di condizioni cliniche che richiedono prudenza nella somministrazione del vaccino», ha detto Giacomini alla Commissione, «diventa difficile sostenere contemporaneamente nel dibattito pubblico una rappresentazione della vaccinazione come intervento sostanzialmente privo di rischi significativi».
Eppure è esattamente quello che è accaduto. Mentre la Circolare 35309 catalogava con precisione tecnica le controindicazioni e le reazioni avverse, la comunicazione pubblica andava in tutt’altra direzione. Il Ministro della Salute Roberto Speranza ripeteva che i vaccini disponibili erano «tutti efficaci e sicuri». Mario Draghi, nel luglio 2021, dichiarava che «non vaccinarsi significa morire». Il presidente dell’ISS Brusaferro e il coordinatore del CTS Locatelli insistevano sulla sicurezza dei vaccini come leva principale per uscire dalla pandemia. Due registri paralleli, destinati a non incontrarsi mai. Uno riservato agli addetti ai lavori.
L’altro per il grande pubblico. Uno dei passaggi più delicati dell’audizione riguarda la cosiddetta vaccinazione eterologa, ovvero la possibilità, prevista dalla stessa circolare ministeriale, di completare il ciclo vaccinale con un vaccino di tipo diverso nei casi in cui non fosse opportuno ripetere la prima dose. In apparenza una soluzione tecnica. Ma Giacomini ha messo il dito su qualcosa che va oltre la tecnica: «Leggendo attentamente il testo della circolare, si ha l’impressione che l’evento avverso venga trattato non come un problema clinico che riguarda il paziente, ma come una difficoltà tecnica legata al tipo di vaccino utilizzato».
In altri termini: l’attenzione del documento non sembrava concentrarsi sulla persona che aveva subìto la reazione avversa, sulla necessità di studiarla, capirla, curarla. Sembrava concentrarsi sulla possibilità di completare comunque il ciclo vaccinale, cambiando prodotto. «Il primo dovere del medico non è trovare il modo di proseguire comunque il trattamento», ha detto Giacomini, «ma prendersi cura del paziente, comprendere la natura del danno clinico manifestato e valutare con estrema prudenza se sia opportuno o meno procedere con ulteriori somministrazioni»
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