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    Home»Ogginotizie»Una startup israeliana vuole oscurare il sole per invertire il riscaldamento globale. Ma il progetto segreto allarma gli scienziati
    Ogginotizie

    Una startup israeliana vuole oscurare il sole per invertire il riscaldamento globale. Ma il progetto segreto allarma gli scienziati

    16 Marzo 2026Updated:16 Marzo 20264 Mins Read
    Una startup israeliana vuole oscurare il sole per invertire il riscaldamento globale. Ma il progetto segreto allarma gli scienziati
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    L’azienda intende brevettare l’esclusivo sistema di geoingegneria solare e i test sono in programma in primavera. I pericoli della mancanza di regole globali

    Il piano in estrema sintesi è oscurare il sole (riflettendo parte della luce verso lo spazio) per invertire il riscaldamento globale. La geoingegneria solare non è fantascienza ma se per molti si tratta di un’idea stravagante e pericolosa, per altri rappresenta la svolta per abbassare il termometro del nostro pianeta senza rinunciare all’emissione di anidride carbonica. Se ne parla da anni: aziende e università  interessate aumentano. Anche Bill Gates è da tempo sostenitore della geoingegneria solare che crea nuvole artificiali.

    La tecnologia della particella riflettente

    Ora, da qualche tempo, a far parlare di sé è una startup che conta 25 dipendenti, Stardust Solutions, società israeliano-statunitense (il laboratorio è in Israele e la sede negli Usa), tra le più promettenti nel potenziare questo nuovo settore. L’azienda ha sviluppato una speciale particella riflettente e la tecnologia per rilasciarne milioni di tonnellate nell’atmosfera. L’effetto atteso è attenuare la luce del sole in tutto il mondo e invertire il riscaldamento globale. La startup ha già raccolto oltre 60 milioni di dollari per finanziare lo sviluppo del sistema e tra i finanziatori compare anche Exor, la holding della famiglia Agnelli. A differenza degli altri progetti di geoingegneria, guidati da climatologi e Università, questo approccio è privato, con tutte le possibili conseguenze.

    I primi test in programma

    L’azienda è guidata da Yanai Yedvab,  fisico nucleare ed ex vicedirettore scientifico della Commissione Israeliana per l’Energia Atomica. Le somme raccolte consentiranno alla società di passare dalla fase di laboratorio a test sul campo, con i primi esperimenti all’aperto programmati per la primavera 2026. Durante i primi test verranno rilasciate le particelle riflettenti da un aereo che volerà a 18 chilometri di altezza sopra il livello del mare, ben oltre l’altitudine di crociera dei voli commerciali. Secondo Stardust le sue particelle sono capaci di riflettere la luce solare (e quindi raffreddare il pianeta) proprio come fanno i detriti durante le eruzioni vulcaniche. Ma, sempre secondo quanto dichiarato dalla società, a differenza dei detriti vulcanici, queste particelle non si accumulerebbero negli esseri umani e negli ecosistemi e non causerebbeo alcun rischio per il danneggiamento dello strato di ozono in atmosfera o per la formazione di piogge acide. Ma i dettagli restano un mistero.

    I dubbi etici (e non solo)

    Nonostante i potenziali benefici, un’ampia fetta della comunità scientifica è preoccupata per la segretezza del progetto e per la mancanza di una supervisione internazionale sull’operazione privata. I timori concreti sono che un’azienda «per-profit» non regolamentata possa alterare il clima globale in modo imprevedibile,  praticamente senza nessun controllo. Inoltre, sebbene la geoingegneria solare sia  teorizzata per decenni, molti scienziati avvertono che ci vorranno parecchi anni per sapere se la tecnologia si rivelerà utile ed efficace o disastrosa e, una volta avviata, non è detto che si possa interrompere senza conseguenze.  

    I pericoli di una mancanza di regole globali

    Come racconta Politico Janos Pasztor, ex funzionario dell’Onu, che è stato il principale consigliere sul clima del segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, nel 2024 è stato contattato dal ceo di  Stardust Solutions, Yanai Yedvab, per aiutare la startup a costruirsi una reputazione positiva. Obiettivo della consulenza: costruire una credibilità pubblica, mossa che Yedvab ritiene necessaria per ottenere contratti governativi. Il compito principale di Janos Pasztor è stato pubblicare un rapporto sulla governance e sulle sfide normative di Stardust e delineare i passi che l’azienda avrebbe potuto intraprendere per aprirsi al pubblico. L’ex diplomatico lo ha fatto: nel suo report ha chiesto trasparenza, un codice di condotta e il dialogo con la società civile per spiegare i rischi e ottenere una sorta di «licenza sociale» per esperimenti così sensibili.

    Ma Janos Pasztor, che nel frattempo ha lasciato l’azienda, ha dichiarato  che Stardust non ha ancora pienamente attuato tutte le sue raccomandazioni, in particolare quelle legate alla trasparenza e al coinvolgimento pubblico. Il timore più forte è che la mancanza di regole globali (non esistono infatti standard internazionali che disciplinino la geoingegneria) porti a uno scenario in cui «un miliardario che ha relazioni molto forti con il governo possa tentare di implementare la tecnologia senza discussioni o contributi della comunità globale».

    Stardust punta a brevettare la sua particella riflettente e il modello «a scopo di lucro» genera profonde inquietudini. Yedvab non ha voluto dire di cosa è composta la sua particella (limitandosi ad affermare che gli elementi sono naturali, ma non sono i solfati coinvolti nelle eruzioni vulcaniche) o dove Stardust vuole brevettarla, (anche se nella maggior parte dei paesi un brevetto viene concesso solo in cambio della completa divulgazione al pubblico entro 18 mesi). Ma senza  una governance, è chiaro a tutti, Stardust potrà fare qualunque cosa.

    Fonte: https://www.corriere.it/tecnologia/25_novembre_25/una-startup-israeliana-vuole-oscurare-il-sole-per-invertire-il-riscaldamento-globale-ma-il-progetto-segreto-allarma-gli-scienziati-b2223cf3-477c-429f-9a75-779a96f09xlk.shtml







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