La legge passa con i voti dei Repubblicani e ora va al Senato, dove il suo destino è però incerto. Previste pene sino a 10 anni per i medici che dovessero ancora prescrivere bloccanti della pubertà o effettuare interventi chirurgici per cambiare sesso
La Camera dei rappresentanti di Washington ha approvato l’altra notte il divieto di trattamenti farmacologici e chirurgici per la transizione di genere di minori. Con 216 voti a favore e 211 contrari (Repubblicani contro Democratici), il “Protect Children’s Innocence Act” prevede che sotto i 18 anni sia proibito bloccare la pubertà, con pene fino a 10 anni per chi trasgredisce prescrivendo ormoni o effettuando interventi chirurgici per alterare il corpo di bambini e adolescenti. Sanzioni sono previste anche per i genitori. A promuovere il provvedimento, sin dal 2022, vedendoselo sempre respinto è la deputata repubblicana della Georgia Marjorie Taylor Greene, 56 anni, in passato tra le più battagliere sostenitrici di Trump: «Proteggere i bambini non è facoltativo: è un nostro dovere – ha commentato Greene –. I bambini non hanno l’età per votare, guidare o farsi un tatuaggio e certamente non hanno l’età per essere castrati chimicamente o mutilati in modo permanente». A sbloccare la situazione il compromesso politico per cui Greene ha rimosso il suo decisivo veto al National Defense Authorization Act, il disegno di legge sulla difesa, in cambio del via libera del partito alla legge che vieta i trattamenti invasivi per i possibili casi di disforia di genere. Vibrate le proteste dal fronte democratico, dove il deputato californiano Mark Takano, presidente del Congressional Equality Caucus, ha definito il provvedimento «la legge anti-transgender più estrema mai approvata dalla Camera». Al Senato tuttavia la legge potrebbe fermarsi.
In Italia la questione è tornata a far discutere per due recenti prese di posizione di opposto segno: la nota di alcune società e associazioni scientifiche critica con il ddl del governo per sottoporre a stretto controllo la somministrazione di farmaci come la triptorelina; e il comunicato con il quale l’associazione “Generazione D” di genitori con figli in transizione di genere smonta le loro affermazioni.
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