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    Home»Ogginotizie»Jeffrey Epstein: il cannibalismo e i collezionisti di organi come Jeffrey Dahmer
    Ogginotizie

    Jeffrey Epstein: il cannibalismo e i collezionisti di organi come Jeffrey Dahmer

    16 Febbraio 202615 Mins Read
    Jeffrey Epstein - il cannibalismo e i collezionisti di organi come Jeffrey Dahmer
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    Se si desse uno sguardo superficiale, o tutt’al più molto ingenuo, alle email di Jeffrey Epstein si potrebbe pensare che il pedofilo del Mossad avesse una intensa passione per il cibo, e nemmeno per quello più comune.

    Se si prova a scrivere la parola “pizza”, ad esempio, nell’archivio delle email, verranno fuori delle strane conversazioni nelle quali Epstein chiede alla sua assistente Lesley Groff, se in vista del suo arrivo domani avesse bisogno di un po’ di pizza, una richiesta alla quale la donna risponde no, sopraggiunto subito da un caloroso “GRAZIE”, scritto a caratteri maiuscoli, a voler sottolineare la profonda gratitudine nei riguardi del pedofilo per una richiesta a dir poco bizzarra.

    Lo scambio sulla “pizza” tra Groff ed Epstein

    Pizza è un termine che si è incontrato proprio recentemente, quando si è avuto modo di commentare lo scandalo noto come Pizzagate, e spiegare come tale termine in realtà nella comunità pedofila identifichi i bambini.

    I pedofili usano le loro parole chiave per scambiarsi le loro scabrose comunicazioni, ma pizza non è l’unica bizzarra parola che viene fuori da tali email.

    Se si scrive, ad esempio, la parola “jerky”, che in italiano sta a significare la carne di manzo essiccata, si vedrà come questo termine viene fuori ben 380 volte nell’archivio delle email dell’uomo del Mossad, una circostanza che denota un interesse quantomeno inconsueto nel circolo elitario che circondava il miliardario pedofilo.

    Jerky però viene fuori in contesti altrettanto assurdi e privi di senso come quelli relativi alla parola pizza, tanto è vero che Epstein e i suoi parlano della carne essiccata che cammina, da analizzare, da mettere nel frigo, circostanza senza senso per il cibo essiccato, oppure altre email nelle quali i vari amici di Jeffrey scrivono al pedofilo per fare apprezzamenti su questa carne, come se fosse caviale d’annata, qualcosa di ancora più insolito.

    Il cannibalismo delle élite sataniche

    Si è visto però come i pedofili utilizzino le loro parole chiave per trasmettere i messaggi più compromettenti, e jerky non sembra fare eccezione in nessun modo.

    Nel gergo di queste élite sataniche, in realtà la carne di manzo essiccata non sarebbe altro che la carne umana, soprattutto quella dei bambini.

    C’è dunque non solo una passione irrefrenabile per l’abuso dei bambini, ma al tempo stesso c’è anche un’altra perversione, quale quella del consumo di carne umana.

    La storia del cannibalismo è antica e risale alla notte dei tempi.

    Se ne hanno sue tracce ai tempi della civiltà egizia, e nell’epoca moderna che ha inaugurato la scoperta delle Americhe e dell’Oceania, i vari coloni europei hanno incontrato diversi popoli che praticavano regolarmente l’ingestione di carne umana, non prima di aver ucciso il malcapitato che andava incontro a tale orribile sorte.

    Nell’ottica dei culti pagani ed esoterici, il cannibalismo non serve a soddisfare un bisogno di carestia, ma ad acquisire dei poteri, quali la forza dell’avversario attraverso il consumo del suo cuore, una pratica che si vede ancora oggi, ad esempio, tra i cartelli messicani che non di rado eviscerano le loro vittime, e mangiano i loro organi mentre il sacrificato è ancora vivo, non solo per incutere il massimo terrore possibile alla vittima del rito, ma per “beneficiare” in qualche modo di quello stato di pura paura attraverso  il consumo di sangue ricco di adrenalina, ovvero il famigerato adrenocromo.

    Si tratta quindi di una cerimonia di iniziazione nelle varie sette sataniche, poiché il satanista è convinto che il cannibalismo di giovani vittime e il consumo del loro sangue li faccia arrivare in qualche modo alla “immortalità”.

    Se si guarda al percorso iniziatico che compiono i massoni, soprattutto quelli che si avvicinano ai più alti gradi della setta dei liberi muratori, si incontrano le stesse deviate convinzioni.

    Un ex Gran maestro del 33° grado come William Schnoebelen, ha ben spiegato cosa significa davvero intraprendere un cammino di iniziazione nel Rito Scozzese, il più popolare e diffuso, e quali segreti si arrivino a comprendere una volta che si è giunti in cima alla apparente piramide massonica, dal momento che oltre il 33°, ci sono dei piani ancora più alti e riservati ai pochissimi che gestiscono la setta massonica all’insaputa degli altri fratelli, soprattutto quelli di grado più inferiore.

    Una volta giunti al 32° grado che ha un nome alquanto altisonante quale “Sublime Principe del Real Segreto”, si apprende che tale segreto è in realtà quello della pratica della pedofilia.

    Secondo Schnoebelen, i massoni di alto grado sono convinti che l’abuso pedofilo possa aiutarli in qualche modo a restare giovani, a sconfiggere la vecchiaia e la morte, e poco importa che tale folle illusione significhi andare incontro alla peggiore degenerazione morale e spirituale che l’essere umano possa immaginare.

    Al massone interessa diventare il dio di sé stesso perché il suo odio contro Dio lo porta al punto di commettere qualsiasi nefandezza possibile sempre spinto da una irrefrenabile pulsione gnosticista, il grande inganno massonico e luciferiano di antichissima memoria.

    Epstein e i suoi amici erano dominati dalle stesse “passioni”.

    Erano e sono alla ricerca della immortalità, e il loro cammino verso l’iniziazione satanica li ha portati evidentemente nel meandro più oscuro nel quale la mente e il cuore di un uomo possa arrivare.

    Epstein e i suoi non sembrano mai guardarsi indietro.

    Sono troppo accecati evidentemente dal loro odio verso la Provvidenza per poterlo fare, e dunque si può a questo punto affermare che a Little Saint James, l’isola maledetta del pedofilo del Mossad, non soltanto si abusavano i bambini, ma se ne consumavano loro parti, dopo averli quasi certamente uccisi tramite la ritualità prevista dal satanismo.

    Jeffrey Dahmer: storia di un cannibale satanista

    Nelle email, si legge di quantità di “jerky” a disposizione di questa élite satanica, e tale ricerca della carne umana da poter consumare, riporta alla luce un altro oscuro caso del passato, quale quello del famigerato cannibale di Milwaukee, il mostro Jeffrey Dahmer.

    Jeffrey Dahmer

    Dahmer è nato proprio nella città più grossa dello stato del Wisconsin, e sin dall’infanzia ha iniziato a mostrare un comportamento a dir poco anomalo, che lo portava a uccidere e sezionare gli animali dei vicini di casa, senza che nessuno però dicesse una parola.

    Nella biografia ufficiale del mostro di Milwaukee, ci sono diversi punti oscuri, a partire dal fatto che Jeffrey è cresciuto in una zona densamente popolata da persone che lavoravano per la famigerata agenzia di intelligence di Langley, la CIA, le quali, a quanto pare, avevano poco da ridire sulle sadiche abitudini di quel bambino irrequieto.

    Secondo la biografia ufficiale, il primo omicidio di Dahmer risale al 1978, ed è quello di Stephen Hicks, un giovane che praticava jogging da quelle parti, e sul quale, apparentemente, il 18enne Jeffrey Dahmer avrebbe iniziato ad esibire delle fantasie erotiche omosessuali.

    Stephen Hicks

    Nello stesso anno dell’inizio della sua età adulta, il giovane assassino aveva già acquisito delle abilità che altri suoi coetanei non avevano minimamente.

    Dahmer sapeva già infatti come si scioglieva un corpo nell’acido all’età di 10 anni, una “maestria” che probabilmente aveva ricevuto da suo padre, il chimico, Lionel, un uomo che probabilmente ha sempre saputo molto altro delle devianze di suo figlio da lui taciute.

    Una volta che Jeffrey arriva alla maggiore età, oltre ad avere delle abilità sconosciute non solo ai suoi coetanei, ma anche alla stragrande maggioranza della popolazione comune, aveva anche delle insospettabili entrature politiche che pochissimi avevano.

    Dahmer in quel tempo riuscì infatti ad ottenere per lui e i suoi compagni di scuola una visita esclusiva presso l’ufficio del vicepresidente degli Stati Uniti, allora Walter Mondale, anche se non si seppe mai con chi aveva parlato il giovane per avere un privilegio così particolare, e soprattutto le ragioni per le quali era stato accordato tale favore ad un giovane studente di scuola superiore del Wisconsin.

    Una volta ucciso Hicks e intrapresa brevemente la carriera universitaria, Dahmer si arruola nell’esercito americano e viene mandato Oltreoceano nella caserma di Baumholder.

    Il giovane soldato è a dir poco un disastro.

    Dahmer ubriaco in caserma

    Si presenta spesso ubriaco durante lo svolgimento delle normali mansioni, e almeno due commilitoni come Preston Davis e Billy Capshaw, si lamentano dei suoi abusi sessuali, sui quali il comando era stato informato, ma decise, nonostante tutto, di non fare nulla.

    Jeffrey sembra un intoccabile.

    Attorno alla caserma intanto iniziano ad avere luogo una irrituale serie di omicidi di donne che vengono accoltellate.

    Dahmer viene visto rientrare in caserma in una delle notti degli omicidi sporco di sangue, e con dei coltelli, ma ancora una volta nessuno fa nulla contro di lui.

    I suoi superiori sanno tutto delle devianze di quel soldato, eppure non ci sono sanzioni, tanto che Jeffrey viene congedato con onore, nonostante la sua condotta costellata di abusi e probabilmente omicidi di vario tipo.

    Dahmer viene mandato nel 1981 a Miami a spese delle forze armate americane, e lì lavora per un breve periodo per una tavola calda.

    I problemi che affliggono il 21enne sono gli stessi durante il suo periodo sotto le armi.

    Alcolismo perenne, ritardi sul lavoro, o assenze periodiche, ma nessun licenziamento arriva per lui.

    A Miami in quel periodo intanto sparisce un bambino di 6 anni, Adam Walsh.

    Adam Walsh

    La testa del bambino viene ritrovata qualche tempo dopo in un canale, ma nessuno allora pensò al giovane assassino che viveva a poca distanza dalla famiglia del piccolo.

    Dahmer si sposta nuovamente.

    Decide di tornare in Ohio, dove la sua famiglia si era trasferita anni prima, per poi trasferirsi da sua nonna, ma Jeffrey continuerà ad avere costanti turbolenze nella sua vita.

    Viene arrestato nel 1982 per esibizione dei genitali in pubblico, un reato nel quale incorrerà nuovamente nel marzo del 1987, dopo aver fatto la sua “esibizione” di fronte a due ragazzini.

    Jeffrey riceve una condanna per tre anni, ma sconta solo un anno, nel quale gli viene concesso di continuare a lavorare per la fabbrica di cioccolato Ambrosia, che, nonostante i gravi problemi con la giustizia del suo dipendente, non termina il suo contratto e continua a stipendiarlo regolarmente.

    La fabbrica di cioccoloto Ambrosia dove lavorava Dahmer

    Secondo la biografia ufficiale, Dahmer, riprende a uccidere in questo periodo, anche se, come visto, la sua striscia assassina probabilmente non si è mai interrotta.

    I primi omicidi sarebbero stati consumati nel seminterrato della casa di sua nonna, la quale in apparenza non avrebbe nemmeno sentito l’odore di alcuni cadaveri rimasti lì prima di essere portati via.

    Sempre in questo periodo, Dahmer avrebbe conservato resti umani, una testa e dei genitali, nell’armadietto del suo posto di lavoro all’Ambrosia Chocolate, ma anche in tal caso nessuno sembra stranamente sentito o notato nulla di anomalo nel comportamento di quel turbato giovane.

    La macelleria del cannibale e la protezione della polizia

    Dahmer decide di andare a vivere da solo di lì a breve.

    Si trasferisce in un appartamento nei pressi della 808 North 24th Street, un luogo che pullula di spacciatori di crack.

    Il residence dove viveva Dahmer

    Jeffrey trasforma quell’appartamento nella sua macelleria personale.

    Il giovane si recava spesso nei club gay di Milwaukee, offriva ai vari prostituti che incontrava durante le sue escursioni notturne delle somme di denaro in cambio di fotografie intime, e attraverso tale promessa, induceva i giovani omosessuali a venire con lui.

    Lì aveva luogo la mattanza.

    Jeffrey sapeva fare tutto quello che quasi nessuno sapeva fare.

    Aveva famigliarità con la prescrizione di droghe e narcotici, sempre a sua disposizione, che venivano somministrati alle sue vittime, le quali poi venivano strangolate una volta incoscienti, abusate sessualmente in atti necrofili, e infine smembrate, spellate, private dei loro organi, consumati dal maniaco.

    Dahmer aveva una perizia nel fare certi atti che qualcuno doveva avergli per forza insegnato.

    Non ci si improvvisa smembratori di corpi, tantomeno ci si improvvisa nello sbiancamento degli scheletri che l’assassino conservava con meticolosa attenzione nel suo appartamento, adibito a deposito di cadaveri e di loro parti, conservate nel suo frigo, che conteneva diverse teste umane, e in un refrigeratore, nel quale sono stati trovati cuori e altri organi delle sue vittime.

    Lo scheletro della vittima Ernest Miller messo nella scrivania di Dahmer

    Dahmer era precipitato nell’abisso del satanismo, eppure ancora oggi i vari “esperti” di criminologia e di omicidi seriali si adoperano non poco per nascondere tutto ciò che possa mettere in rilievo degli atti che sono tipicamente parte del mondo dell’occulto, e che vanno spesso ben al di là del perimetro della psichiatria.

    Il cannibale di Milwaukee aveva infatti una bibbia satanica nel suo appartamento.

    Il suo interesse per il mondo dell’occulto era manifesto, emerso anche dopo le domande degli investigatori che lo arrestarono dopo anni nei quali Jeffrey aveva ucciso almeno 17 persone, e probabilmente molte di più.

    Eppure erano molti i segnali che c’era qualcosa che non andava in quell’appartamento.

    I vicini si erano tutti lamentati dell’odore nauseabondo che usciva da quella macelleria, ma l’amministrazione dell’Oxford Residence non mosse un dito al riguardo.

    Dahmer era stato persino segnalato da alcune delle sue vittime, scampate per miracolo al macellaio, come un ragazzino di 15 anni, Luis Pinet, che nel luglio del 1990, dopo essere stato colpito dall’omicida, era stato messo inspiegabilmente dallo stesso assalitore su un taxi, per essere accompagnato presso un ospedale.

    Pinet riferisce l’episodio alla polizia, fornisce la descrizione di Dahmer e il luogo del’aggressione, ma gli agenti del dipartimento di Milwaukee non muovono un dito.

    Due anni prima, nel 1988, si verifica lo stesso scenario con Ronald Flowers, scampato all’omicidio soltanto apparentemente perché la nonna di Dahmer chiamò in quegli istanti e ciò spinse l’omicida a liberarsi di Flowers, che denunciò l’accaduto alla polizia, ma non venne creduto.

    Ancora più clamoroso forse il caso del 14enne di origini laotiane, Konerak Sinthasomphone.

    Konerak Sinthasomphone

    Konerak viene “spinto” nell’appartamento attraverso la solita consueta promessa di denaro, ma ciò che sorprende è che Jeffrey tre anni prima aveva molestato suo fratello, il 13enne Somsack, che era riuscito a scappare dalla casa del maniaco appena prima che le droghe somministrate facessero effetto.

    Konerak sapeva che Dahmer era l’uomo che aveva molestato suo fratello, ma accetta lo stesso di recarsi con lui.

    Lì Jeffrey dà vita al solito “protocollo”.

    Somministra un drink con delle droghe al 14enne, e gli pratica un buco nella testa per poi versargli dell’acido dentro, circostanza che inevitabilmente lo stordisce.

    Dahmer intanto decide di andare a comprare dell’alcool lì vicino, ma il povero ragazzino in stato confusionale riesce ad alzarsi e a trascinarsi verso l’uscita del residence, dove lo assistono due signore e due agenti di polizia giunti sul posto dopo essere stati chiamati dalle donne.

    L’assassino torna proprio in quegli istanti, e racconta agli agenti una storia secondo la quale il laotiano aveva 19 anni, che era il suo amante e che aveva bevuto troppo.

    Le donne lì presenti protestano con gli ufficiali di polizia.

    Konerak è messo male.

    Perde sangue dai testicoli e dal retto, ma incredibilmente gli agenti decidono di portarlo nello scannatoio di Dahmer, dove i due entrano per un istante e non sembrano sentire l’odore né vedere il cadavere di tre giorni di Anthony “Tony” Hughes che giaceva ai piedi della camera da letto.

    Lo lasciano lì con il mostro, al quale diranno di “prendersi cura” del 14enne, che Jeffrey ucciderà con un’altra iniezione di acido nella testa, per poi compiere un nuovo atto di necrofilia e smembrare il corpo.

    I due agenti di polizia verranno chiamati in causa per quella morte, ma gli uomini diranno che è stato il capo della polizia in persona a dirgli di riaccompagnare Konerak nell’appartamento.

    C’erano ordini superiori di non toccare Jeffrey, e ad accorgersi che c’era qualcosa di grosso in quella storia è stata anche Nicole Childress, che aveva chiamato la polizia per aiutare il 14enne laotiano.

    Nicole Childress

    La donna ha subito ricevuto minacce di morte il giorno dopo, e quando è andata a presentare denuncia presso la polizia di Milwaukee le fu detto di lasciar perdere poiché Dahmer aveva un complice.

    Come poteva infatti l’assassino aver trasportato da solo nel suo appartamento, e senza nemmeno una grossa macchina a sua disposizione, un barile di 215 litri di acido muriatico per il quale ci sono venuti almeno due persone con un carrello, una volta finito veramente l’incubo, per portarlo fuori?

    Il barile di acido muriatIco di Dahmer usato per sciogliere i resti dei cadaveri

    Come poteva la polizia non sapere che in quella casa c’era un via vai continuo di persone che sparivano, di pestilenziali odori che uscivano da quel luogo di morte, e di denunce di vicini che venivano puntualmente ignorate?

    Una volta catturato, stavolta da due agenti di polizia che avevano deciso di credere ad un’altra vittima scampata alla macelleria, Tracy Edwards, Dahmer ha rivelato che stava per costruire una sorta di altare satanico sopra il quale porre le sue vittime, così da avere quei poteri e quel successo che desiderava ardentemente.

    Il barile di acido muriatIco di Dahmer usato per sciogliere i resti dei cadaveri

    Come poteva la polizia non sapere che in quella casa c’era un via vai continuo di persone che sparivano, di pestilenziali odori che uscivano da quel luogo di morte, e di denunce di vicini che venivano puntualmente ignorate?

    Una volta catturato, stavolta da due agenti di polizia che avevano deciso di credere ad un’altra vittima scampata alla macelleria, Tracy Edwards, Dahmer ha rivelato che stava per costruire una sorta di altare satanico sopra il quale porre le sue vittime, così da avere quei poteri e quel successo che desiderava ardentemente.

    Fonte: https://www.lacrunadellago.net/jeffrey-epstein-il-cannibalismo-e-i-collezionisti-di-organi-come-jeffrey-dahmer/


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