Il cielo non è più blu, a differenza di quello che cantava un tempo Rino Gaetano.
Sono ormai sempre più frequenti le segnalazioni di costanti irrorazioni dei cieli italiani ed europei che avvengono da diversi anni a questa parte.
Gli effetti sull’atmosfera e sul meteo sono a dir poco disastrosi, ma gli organi di stampa ultimamente sembrano essere entrati in un paradossale corto circuito.
Se da un lato diversi organi di (dis) informazione si trincerano ancora dietro lo stupidario di vuote parole come “complottismo” nel tentativo di liquidare il fenomeno, dall’altro invece riportano dei casi di modifica del meteo avvenuti, ad esempio, nei Paesi del Golfo Persico, affetti da lunghi periodi di siccità, e che si ritrovano grazie a droni di vario tipo che inseminano le nuvole sommersi da abbondanti piogge.
I balzi in avanti della tecnologia hanno portato l’uomo ad assistere a quegli scenari che si vedevano nel film “Geostorm”, nel quale si vedevano dei deserti ricoperti da abbondanti nevicate per via dell’effetto dei satelliti utilizzati per via della modifica del clima.

Una immagine del film “Geostorm”
Quel film in realtà non ha immaginato qualcosa che viene dalla sola fantasia creativa dei suoi sceneggiatori, ma è stato ispirato dagli esperimenti che sono in corso da diversi decenni, dei quali si parla in diversi documenti ufficiali, nonostante la stampa si premuri di non darne mai notizia.
E’ il caso, ad esempio, di un documento di 18 pagine redatto dalla Central Intelligence Agency, la CIA, che nel 1965 si stava dando molto da fare per studiare varie tecniche di geoingegneria per modificare determinati eventi atmosferici, seppur, almeno nelle dichiarazioni, per usi “benevoli”.
A Langley, si parlava già allora dell’uso di determinate tecniche di alterazione delle nuvole che, a seconda dei metodi impiegati, avrebbe potuto provocare piogge laddove sarebbero state ritenute necessarie oppure diminuire le precipitazioni in altre zone che invece soffrivano gli effetti opposti di una prolungata siccità.
Se ne era già parlato prima del 1965 in realtà, quando negli stati della Pennsylvania, della Virginia Orientale, e del Maryland, tra il finire degli anni’50 e ’60 vennero eseguiti tutta una serie di esperimenti da parte della General Electric per provocare delle precipitazioni, i quali ebbero però risultati disastrosi per le zone rurali interessate che si ritrovarono a fare i conti con siccità e morte del bestiame.
Lyndon Johnson e il controllo del meteo
Johnson era però un entusiasta della geoingegneria.
Già nei suoi primi anni da senatore del Texas, il politico democratico sembrava molto edotto sulla geoingegneria, tanto da affermare che il clima poteva essere effettivamente modificato dallo spazio attraverso l’uso dei satelliti.
Si era appena agli inizi della corsa della geoingegneria, eppure l’uso dei satelliti per modificare il clima sembrava già essere noto a diversi uomini del Congresso americano.
Johnson era tornato sulla questione nel 1962, quando da vicepresidente nell’amministrazione Kennedy aveva affermato che chiunque sarebbe stato in controllo del clima, sarebbe stato in controllo del mondo.

Lyndon Johnson
Il vicepresidente democratico aveva chiaramente una visione, ma non una che voleva studiare il meteo per sondare la possibilità di modifiche per delle finalità positive, anche se, come si è visto, non ce ne sono.
Johnson aveva in mente di servirsi della geoingegneria come un’arma, come uno strumento per colpire una potenza nemica di tutto quel potente apparato che aveva permesso all’ambizioso e spregiudicato politico democratico di diventare presidente dopo l’omicidio del presidente Kennedy.
Una volta entrato nell’ufficio Ovale, il presidente Johnson manifesta tutto il suo entusiasmo per il discorso fatto dal segretario al Commercio, John T. Connor, sulla possibilità di modificare il clima, e di lì a pochi anni si poté vedere che le applicazioni non erano affatto benevole.
L’esordio della geoingegneria come arma di guerra: il Vietnam
Gli Stati Uniti si trovavano impegnati in una guerra lunga e sanguinosa quale quella del Vietnam.
Il conflitto si stava rivelando più complicato del previsto, e al dipartimento di Stato allora presieduto dalla storica eminenza grigia della governance globale, Henry Kissinger, venne deciso di dare vita ad un programma clandestino chiamato “Popeye”, non autorizzato dal segretario dalla Difesa, Melvin Laird, ma vagliato invece da Johnson che diede il via libera all’operazione.

Gli aerei americani che irroravano il Vietnam
Il progetto Popeye è semplicemente il futuro.
Kissinger autorizza l’irrorazione dei cieli del Sud-Est asiatico per prolungare le piogge che si verificano frequentemente in quell’area, e dal 1967 al 1972, i vari abitanti del Vietnam e del Laos, spesso anche quelli non coinvolti nel conflitto, e persino dalla parte degli Stati Uniti, si sono dovuti sorbire frequenti spruzzate di varie sostanze che hanno aumentato le precipitazioni nell’area.
La geoingegneria entra così nella storia militare e diviene un’arma di guerra.
I propositi di Johnson di manipolare il clima per colpire le altre nazioni si stavano tramutando in realtà, ma erano soltanto i primi vagiti della geoingegneria.
A Washington, sapevano molto bene che l’Unione Sovietica era al lavoro sugli stessi programmi, ed era ormai iniziata una vera e propria corsa per il clima.
Se ne parlò pure, incredibilmente, sul New York Times, il quale in un articolo del lontano 1976, scrisse di questa guerra climatica e della concreta possibilità attraverso il programma del Pentagono chiamato “Climate Dynamics” di creare eventi artificiali climatici per danneggiare un Paese.
Vennero fatte alcune sollecitazioni a mettere al bando l’uso a scopi bellici di queste tecnologie, ma non se ne fece nulla.
Si continuò ad andare nella stessa direzione, fino a quando negli anni’80 e ’90 il fenomeno dell’irrorazione dei cieli iniziò a diventare sempre più frequente, tanto che la NASA decise di mandare i suoi “informatori” nelle scuole per dire che non c’era in corso nessun esperimento di irrorazione dei cieli.
Secondo l’agenzia spaziale americana nulla di anomalo era in corso, anche se proprio uno dei suoi scienziati, Patrick Minnis, disse che alcuni aerei emettono delle scie chimiche, ben diverse da quelle di condensa che evaporano molto rapidamente, in grado di surriscaldare l’aria e innalzare le temperature attraverso la formazione dei cosiddetti cirri, ovvero delle formazioni di nubi.
Se ne dovrebbe dedurre che i tanto discussi “cambiamenti climatici” sono reali, ma non sono nulla di quello di cui parlano gli organi di stampa.
Sono in realtà degli esperimenti illegali che vanno avanti da molto tempo, negati dai vari governi, i quali hanno investito molti soldi pubblici su queste tecnologie, sia nel campo delle applicazioni della guerra tecnologica, sia per incentivare una certa agenda neomaltusiana che vuole far credere che il colpevole del cosiddetto “riscaldamento globale”, smentito, tra l’altro, dai dati, sia l’uomo comune attraverso la sua vettura utilitaria.
La manipolazione della ionosfera: HAARP
Il balzo che viene fatto tra gli anni’70 e gli anni’90 nel campo della geoingegneria è a dir poco impressionante.
Se si legge un documento scritto nel 1996 da diversi uomini delle forze armate americane dal titolo “Il meteo come moltiplicatore della forza: possedere il meteo nel 2025” si traccia il percorso che devono compiere gli Stati Uniti per diventare i padroni assoluti dell’atmosfera.
Nel documento vengono presi in esame diversi scenari per manipolare il meteo, tra i quali in particolare c’è quelle della manipolazione della ionosfera attraverso l’emissione di onde radio.
Ad arrivare allo sviluppo di questa tecnologia era stato in realtà già nel 1993 il deputato dell’Alaska, Ted Stevens.
Stevens presentò al Congresso un progetto chiamato HAARP, da lui presentato come una tecnologia in grado di migliorare le comunicazioni radio, salutato dal falco sionista John McCain come una grande innovazione tecnologica.

Un’installazione delle antenne HAARP
HAARP era tutto quello che veniva descritto nel 1996 dagli ufficiali dell’aereonautica americana.
Attraverso queste potentissime onde ad alta frequenza la ionosfera viene, per così dire, bucata e si generano dei disastrosi eventi climatici.
Se n’è parlato in diverse sedi istituzionali, persino nella più insospettabile di tutte, quale il Parlamento europeo, quando nel 1999 la deputata socialdemocratica svedese Maj Britt Theorin, ne descrisse gli effetti.
“HAARP è un progetto di ricerca in cui, attraverso impianti basati a terra e una serie di antenne, ciascuna alimentata da un proprio trasmettitore, si riscaldano con potenti onde radio parti della ionosfera. L’energia così generata riscalda talune parti della ionosfera provocando buchi e lenti artificiali.
HAARP può essere impiegato per molti scopi. Manipolando le proprietà elettriche dell’atmosfera si diventa in grado di porre sotto controllo forze immani. Facendovi ricorso quale arma militare, le conseguenze potrebbero essere devastanti per il nemico. Attraverso HAARP è possibile convogliare in una zona prestabilita energia milioni di volte più intensa di quella che sarebbe possibile inviare con qualsiasi altro trasmettitore tradizionale. L’energia può anche essere indirizzata verso un obiettivo mobile, per cui si potrebbe applicare anche contro i missili del nemico.
Il progetto consente anche di migliorare le comunicazioni con i sommergibili e di manipolare la situazione meteorologica globale.”
Mere esagerazioni della ex eurodeputata Theorin?
Non proprio, soprattutto perché a ritenere HAARP responsabile di disastrosi eventi atmosferici sono stati, tra gli altri, Eric Hecker, scienziato consulente della National Science Foundation e il generale Fabio Mini, già comandante NATO, il quale rilasciò una intervista nel 2012 dove affrontava proprio l’argomento delle manipolazioni climatiche.
Mini aveva già scritto un articolo sulla rivista Limes, diretta da Lucio Caracciolo, dove parlava dei terremoti causati da varie esplosioni nel sottosuolo.
Lo scambio che segue con la giornalista che intervista il generale è particolarmente rivelatorio.
“Intervistatrice: Quindi io posso con le… mi scusi se la interrompo: quindi io posso con un esplosione, un esperimento, creare un sisma anche in qualche modo voluto.
Gen. Mini: Ma assolutamente vero, nel senso che questo non è ormai una fantasia o una illazione, sono cose ormai che sono tecnicamente e scientificamente provate. Quello che manca è la prova che qualcuno deliberatamente lo abbia già fatto, però se si vanno a vedere quali sono le linee di frattura o le faglie che ci sono nella crosta terrestre e si può immaginare che se uno agisce in un punto, per esempio in mezzo al pacifico con una esplosione controllata nucleare o anche soltanto non nucleare o anche soltanto convenzionale, bene il riverbero delle onde sismiche che produce questa esplosione può arrivare e alimentare e provocare addirittura lo tsunami; ma adesso lo tsumani è una forma così che tutti quanti conoscono ma i terremoti in genere possono essere in questo senso…
Intervistatrice: Ecco scusi, io la interrompo sempre perché… negli ultimi anni io ho fatto delle ricerche e ho sempre visto proprio facendo delle tabelle di raffronto che dove c’erano state delle esplosioni sotterranee, io ho seguito anche alcune esplosioni che venivano fatte dai francesi nel Sahara, poi Mururoa, poi in India e in Pakistan, poi a breve distanza venivano fuori dei terremoti quindi a volte erano sperimentazioni quindi si può anche pensare che si possano creare al di là dei terremoti anche dei sisma, anche delle frane, delle valanghe, delle inondazioni, cioè degli scienziati in questo caso molto bravi ma in negativo possono in qualche modo condizionare l’ambiente e quindi l’economia anche di un Paese.
Gen. Mini: Ma assolutamente sì cioè questa è una capacità tecnica, tecnico operativa, che esiste.”
Il generale dunque non ha il minimo dubbio che esista una tecnologia in grado di provocare dei sismi artificiali, nonostante le reiterate smentite di tutta una serie di geologi molto vicini agli istituti Euro-Atlantici, impegnati da tempo in una campagna “negazionista” poiché al grande pubblico dev’essere negata la possibilità di sapere che ci sono apparati militari che dispongono di tali devastanti tecnologie
Ci sono uomini, più semplicemente, che giocano a fare Dio, che pensano di poter manipolare a piacimento il clima senza curarsi delle terribile conseguenze.
Si interessò della questione dei terremoti artificiali anche il fisico brasiliano Fran de Aquino, che pubblicò un dettagliato studio scientifico nel quale spiegava come la tecnologia HAARP fosse in grado di provocare “terremoti, cicloni, e forte riscaldamento localizzato”.
HAARP ha aperto la porta di cambiamenti climatici così vasti da far apparire come “primitive” le piogge provocate dagli aerei delle forze armate americane sul Sud-Est asiatico.
La guerra climatica ha raggiunto la frontiera della distruzione di città e di villaggi attraverso sismi artificiali, che, secondo de Aquino, possono essere riconosciuti tramite determinate anomalie nella rilevazione delle frequenze sismiche.
Solo pochi mesi addietro nel Sud d’Italia e in Sardegna si verificò un potentissimo ciclone, chiamato “Harry”, mai visto prima nel Mediterraneo, che distrusse diverse località costiere tanto da provocare delle faglie che hanno spaccato la terra, come quelle enormi viste a Niscemi, a pochi passi dal Muos, un sistema che si serve di potenti satelliti, in grado, secondo diversi fisici, di causare effetti simili a quelli provocati da HAARP.

La terra spaccata in due a Niscemi
Harry è già uscito dalle cronache come sono usciti dalle cronache i danni enormi procurati da lui o da coloro che lo hanno scatenato se si è trattato di un evento climatico artificiale.
C’è comunque la certezza che l’esistenza della geoingegneria è stata riconosciuta ufficialmente anche dal governo degli Stati Uniti attraverso la dichiarazione del segretario alla Salute, Robert Kennedy, che ha parlato apertamente delle scie chimiche che vengono irrorate nei cieli tramite l’immissione di agenti chimici nel combustibile degli aerei.
Gli Stati Uniti un tempo impegnati nello sviluppo di tali armi climatiche sono oggi i primi a riconoscere ufficialmente la minaccia, ma ciò non cambia un fatto.
Ci sono ancora degli apparati militari atlantici che dispongono di tali tecnologie.
Ci sono ancora apparati che usano il clima come un’arma militare.
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