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    Home»Ogginotizie»Hantavirus: anatomia di una psy-op e di una governance globale al declino
    Ogginotizie

    Hantavirus: anatomia di una psy-op e di una governance globale al declino

    12 Maggio 2026Updated:12 Maggio 202611 Mins Read
    Hantavirus - anatomia di una psy-op e di una governance globale al declino
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    Sulle reti sociali già imperversano i vari meme, ovvero quelle immagini modificate che si prendono gioco delle tendenze o dei tormentoni di turno, che stavolta hanno vestito ancora una volta i panni di una montatura terroristica “epidemica”.

    La fantomatica diffusione dell’Hantavirus a bordo della nave MV Hondius ora giunta al largo delle coste delle Canarie, non è un fenomeno che ha una qualche corrispondenza con la realtà, poiché purtroppo questa non ha ancora una volta trovato asilo sulle pagine degli organi di stampa.

    Si è parlato di un morto a bordo per tale agente patogeno, ma il primo a smentire questa falsa notizia è stato il capitano in persona della nave, Jan Dobrogowski, il quale senza troppi giri di parole ha chiaramente detto che il passeggero olandese di 70 anni non è morto per l’Hantavirus, ma per cause naturali.

    Il capitano della nave MV Hondius annucia che il passeggero olandese è morto per cause naturali

    A bordo poi ci sono personaggi come l’influencer americano Jake Rosmarin, che già anni addietro era molto indaffarato a fare pubblicità ai vaccini Covid delle case farmaceutiche, con ogni probabilità sotto lauti compensi, senza dimenticare poi che si incontrò lo stesso personaggio nel 2022, vittima di un presunto contagio da Sars-Cov-2, virus che, va ricordato, non è stato ancora isolato a distanza di più di 6 anni.

    Negli Stati Uniti tali personaggi vengono chiamati “crisis actors”, ovvero attori chiamati a recitare le parti di uno scenario di falsa crisi già predisposto da determinati ambienti, bramosi di allestire uno scenario di destabilizzazione artificiale nel tentativo, o illusione, di produrre un esito favorevole al raggiungimento di fini già prestabiliti.

    Se si guarda la storia recente della politica internazionale, si troverà un’amplissima abbondanza di questa collaudata tecnica eseguita dalle varie agenzie di intelligence, a partire dagli attentati dell’11 settembre, uno dei false flag più clamorosi degli ultimi 50 anni, tramite il quale l’apparato della lobby sionista neocon che governava la Casa Bianca ebbe il terreno necessario per scatenare le guerre in Iraq e Afghanistan.

    Vennero così eliminati sia gli avversari talebani in opposizione ai cartelli della droga che volevano riprendere il controllo di Kabul per trasformare il Paese nella centrale di produzione dell’oppio mondiale, sia l’odiato Saddam Hussein, il rais iracheno, uno dei pochi leader arabi che si oppose apertamente allo stato ebraico.

    Il precedente del 2020: l’operazione terroristica del coronavirus

    Il Covid è stato un altro esempio di questa tecnica che produce crisi a getto, necessarie e indispensabili per consentire a questi ambienti di fare dei passi avanti, che altrimenti sarebbero impossibili.

    Il decaduto Klaus Schwab la definiva per tale ragione una formidabile “finestra di opportunità” necessaria per ridisegnare completamente la società, come disse Beppe Grillo, già a bordo del panfilo Britannia nel’92, preparata quasi certamente già nel 2010, quando la fondazione della famiglia Rockefeller pubblicava il suo documento intitolato “Operazione Lockstep”, nel quale il termine “lockstep” sta a significare in italiano “a tappe serrate”.

    il documento della fondazione Rockefeller

    Operazione Lockstep è la cronaca fedele di una crisi annunciata, manifestatasi sotto forma di una falsa pandemia, la quale diventerà poi l’indispensabile evento catalizzatore che verrà utilizzato per la restrizione delle libertà fondamentali, a partire da quella di spostamento, financo ad arrivare al inviolabile diritto di poter salutare i propri cari prima della loro dipartita.

    Il colonnello russo, Vladimir Kvachanov, la definì correttamente una operazione terroristica perché in essa c’erano tutti gli elementi della guerra psicologica che si studia nei vari ambienti militari, i quali sono stati i chiari gestori di tutta l’operazione.

    Ancora oggi, i documenti del cosiddetto comitato tecnico-scientifico CTS, in larga parte ignorati dalla solita ineffabile magistratura, sono lì a testimoniare che il governo Conte era di fatto rimesso agli ordini del Patto Atlantico per via del generale Francesco Bonfiglio, che si premurava di ordinare all’ex presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e al suo ex ministro della Salute vicino agli ambienti fabiani, Roberto Speranza, di trasmettere a lui i vari documenti sulla situazione Covid, poiché evidentemente alla NATO spettava l’ultima parola sulla gestione dell’operazione terroristica.

    La strage di Bergamo: la guerra psicologica agli italiani

    Bergamo è la manifestazione più piena dell’attacco psicologico eseguito contro la inerme popolazione italiana che si vide sfilare davanti agli occhi quell’insensato corteo di bare che aveva il solo scopo di prostrare la volontà collettiva, di piegarla e di farle credere che ormai il cosiddetto virus aveva preso il sopravvento.

    Nelle corsie degli ospedali di Bergamo avvengono stragi vere.

    Vengono ordinati massici carichi di una benzodiazepina usata per praticare l’eutanasia, ovvero il Midazolam, e di Remdesivir, farmaco usato per il trattamento dell’Ebola con esiti a dir poco disastrosi.

    Il governo Conte ordina tali protocolli.

    Sono ancora oggi visibili nella pagina dell’AIFA, senza che nessun magistrato si sia mai interessato della evidente correlazione tra le “terapie” somministrate ai vari pazienti a Bergamo e la improvvisa mattanza negli ospedali, sulla quale sarebbero state, e ancora oggi sarebbero, sufficienti delle autopsie per far emergere una inconfessabile verità che consegnerebbe all’ergastolo molte persone presenti nelle istituzioni politiche e militari di quegli anni.

    I protocolli “compassionevoli”

    Ci fu chiaramente un golpe a tutti gli effetti, nonostante oggi alcuni spazi mediatici si stiano dando da fare per lavare l’immagine di Giuseppe Conte nel momento in cui si fanno sempre più insistenti le indiscrezioni a Washington di un interessamento del presidente Trump nei confronti dell’ex avvocato del popolo per il ruolo nel famigerato Leonardogate.

    A gennaio del 2020, già si videro le stesse dinamiche che si riscontrano oggi nella montatura dell’Hantavirus.

    Sul palcoscenico salgono due personaggi come i misteriosi “turisti” cinesi quasi certamente agenti del partito comunista cinese chiamati a recitare la parte dei “contagiati” dal coronavirus e protagonisti di una degenza ospedaliera per l’influenza chiamata “Covid” tra le più lunghe al mondo.

    Ci sarebbero molte domande da fare allo Spallanzani su cosa avevano veramente quei due cinesi, ammesso che fossero veramente affetti da qualcosa, così come altre domande andrebbero poste all’ospedale romano sul cosiddetto isolamento del Sars-Cov-2, del quale nonostante tutti i proclami fatti ancora non è stata prodotta traccia.

    Le ragioni del fallimento del Grande Reset

    C’era perciò una volontà di costruire lo scenario ideale per l’esecuzione del Grande Reset, che sarebbe dovuto entrare nella sua fase acuta tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021, quando, secondo un documento governativo francese, le successive restrizioni avrebbero provocato un crollo dell’economia mondiale e la successiva legge marziale, mezzo ultimo e definitivo per trascinare l’Italia e il mondo nella prigione del supergoverno mondiale e della definitiva comparsa di una tirannia globocratica retta da un soggetto chiamato “uno dio”, nelle parole degli stessi esponenti della massoneria.

    Il grande golpe globale non produsse però gli effetti sperati.

    I sogni di dominio mondiale dei globalizzatori si schiantarono rovinosamente contro il muro di quelle evidenze politiche che affondarono definitivamente le velleità di supremazia mondiale dei circoli di Davos e della massoneria internazionale.

    Il piano del Grande Reset è andato a sbattere contro l’opposizione di molteplici attori, a partire da Stati Uniti, Russia e Cina, assieme ad altri Paesi dell’orbita multipolare che si opposero al totalitarismo globale, consegnandolo inevitabilmente al fallimento.

    La prima a uscire dalla operazione terroristica fu proprio la Cina di Xi, non senza un probabile scontro in seno alla dirigenza del partito comunista cinese, manifestatosi qualche tempo dopo con l’allontanamento pubblico di Hu Jintao, vecchia guardia del partito, molto vicino a George Soros, bramoso di un golpe a Pechino almeno dal 2019, dopo aver compreso che il leader cinese non voleva una governance mondiale.

    Hu Jintao portato fuori dal congresso del partito comunista

    La Russia nemmeno entrò nell’operazione.

    A Mosca e nelle altre città russe la vita scorreva tranquilla, mentre in Italia c’era la caccia a chi era sprovvisto di mascherina e la messa al bando del non vaccinato, a dimostrazione che la dittatura vera non è a Oriente, ma ad Occidente, nel seno dell’autoritarismo della democrazia liberale.

    Gli Stati Uniti invece sono stati probabilmente la variabile più sottovalutata dai vari architetti del Grande Reset.

    I globalizzatori si erano illusi in cuor loro che la massiccia frode del 2020 avrebbe finalmente restituito loro il controllo della prima potenza globale, un’aspirazione che è evaporata in fretta una volta che la cosiddetta presidenza Biden non cambiava rotta nella sua politica estera, né tantomeno si adoperava per impedire che le restrizioni Covid nei vari stati americani cadessero una dopo l’altra.

    A Washington, c’è stata un’amministrazione puramente fittizia, una evidenza confermata dall’annullamento di tutti gli ordini presidenziali di Biden firmati con l’autopenna, assieme ai continui riferimenti di Trump di un suo terzo mandato in quegli anni, delle parole che sembrano deporre molto a favore dell’ipotesi di un commissariamento militare della presidenza dal 2021 al 2024, eseguito attraverso la firma dell’Insurrection Act.

    L’isolamento dell’Unione europea

    L’Unione europea si è riscoperta così nella sua solitudine geopolitica.

    Il mondo ha preso una direzione completamente imprevista e sgradita alla burocrazia di Bruxelles, l’ultima ancora oggi impegnata nella difesa di un’idea, quella del globalismo, che ormai può dirsi definitivamente archiviata dalla storia.

    Gli ultimi quattro anni sono stati il perfetto esempio di come l’UE si sia rifiutata di accettare il verdetto inappellabile della storia.

    Gli organi di stampa si sono adoperati sin dal 2022 a ventilare una lunga serie di montature terroristiche, tra le quali si ricorderanno quelle dei black-out su larga scala sulla falsariga dell’esercitazione di Davos chiamata “Cyber Polygon”, seguita dal fantomatico virus Marburg, dal vaiolo delle scimmie, dalla zanzara del Nilo, e da ultimo il citato Hantavirus.

    C’è la caccia alla crisi, ma soprattutto c’è il rifiuto di un decadente apparato di accettare il fatto che “la finestra di opportunità” apertasi nel 2020 si è definitivamente chiusa, e resterà così per lunghissimo tempo, se si considera che oggi il secolo XXI va chiaramente in una direzione opposta a quella del secolo XX.

    Nell’900, lo Stato nazionale è chiaramente diventato un comprimario, un gregario di altri poteri che si chiudevano nelle stanze degli alberghi del gruppo Bilderberg e scrivevano il futuro del pianeta e della progressiva perdita dei poteri degli Stati, a partire da quello di stampare moneta, rimesso nell’eurozona nelle mani dei mercati e delle banche.

    La globocrazia aveva e ha bisogno di emissari, quinte colonne che dall’interno dei vari Paesi, agivano a poco a poco per erodere dall’interno tutti i poteri e le prerogative rimessi agli Stati, per consegnarli a loro, al manipolo di architetti del mondialismo ansiosi di dominare il mondo intero.

    Gli elementi che hanno fatto saltare gli equilibri della governance globale sono la perdita delle potenze mondiali.

    Se gli Stati Uniti erano in passato un pilastro dell’architrave del globalismo, con Trump sono diventati una forza in opposizione a tale apparato che agisce invece per separare Washington dalla governance attraverso il ritiro dall’OMS e presto, con ogni probabilità, anche dalla NATO.

    Pechino ha seguito la stessa direzione.

    Dopo la guerra tra le fila del partito comunista, il gigante cinese ha consumato il suo divorzio dalla governance globale, e ha rifiutato la corona che Soros gli aveva posto sul capo nel 2009, quando l’agitatore della società aperta affermava testualmente che la Cina sarebbe stato il motore del “Nuovo Ordine Mondiale” (NOM).

    George Soros

    Il NOM è andato però chiaramente in frantumi, collassato dalle opposizioni e defezioni di quei Paesi senza i quali il supergoverno mondiale resta solo un miraggio.

    La vicenda dell’Hantavirus è perciò poco più che un miraggio, un riflesso del cane di Pavlov di Davos che prova all’infinito a rimettere in scena le stesse montature, le quali inevitabilmente sono destinate a spegnersi dopo poche settimane o pochi giorni.

    Un altro 2020 è oggi difatti impossibile e impensabile.

    Sono gli anni questi del declino definitivo di un apparato che nonostante i suoi sforzi sta per esalare il suo ultimo respiro.

    Mentre la stampa si dà da fare per costruire un’altra montatura, nel mondo reale, traballa paurosamente il governo britannico di Keir Starmer, travolto dall’ultima sconfitta alle elezioni amministrative e alle prese con una fronda interna al suo stesso partito.

    Il segretario di Stato americano, Rubio, nel frattempo ha annunciato il fermo rifiuto degli Stati Uniti a sostenere il trattato sulle migrazioni, poiché Washington sostiene le remigrazioni, non le immigrazioni.

    Domani, 13 maggio, giorno della prima apparizione di Fatima, Trump e Xi si incontreranno in Cina in un altro storico incontro che suggellerà ancora di più l’avvicinamento tra le tre potenze, Stati Uniti, Russia e Cina.

    La storia perciò non si ferma.

    Va inesorabilmente avanti, ma i posteri avranno comunque molto lavoro da fare in futuro, a partire dalle rilettura dei quotidiani e libri usciti in questi anni editi dalle grosse case editrici.

    Quasi nessuno di essi contiene una traccia di verità.

    La storia non è stata raccontata.

    E’ stata seppellita da un tappeto di bugie, montature e depistaggi per inseguire un processo ormai giunto al termine.

    La vera storia è ancora tutta da scrivere.

    Fonte: https://www.lacrunadellago.net/hantavirus-anatomia-di-una-psy-op-e-di-una-governance-globale-al-declino/


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