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    Home»Ogginotizie»Il disastro “ambientale” nel Sud e in Sardegna e la questione ignorata della geoingegneria
    Ogginotizie

    Il disastro “ambientale” nel Sud e in Sardegna e la questione ignorata della geoingegneria

    27 Gennaio 202615 Mins Read
    Il disastro “ambientale” nel Sud e in Sardegna e la questione ignorata della geoingegneria
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    In Sicilia, sono ancora increduli, sconvolti dalla portata degli eventi atmosferici che hanno colpito questa isola, assieme alla Calabria e alla Sardegna.

    Interi massi si sono abbattuti sulle coste siciliane.

    Le acque dei mari che bagnano Sicilia e Calabria hanno invaso le strade delle due regioni, trascinando via tutto quello che trovavano sulla propria strada.

    A Crotone, le scene sono ancora forse più inquietanti, da film dell’orrore, quando la forza delle acque ha fatto precipitare in un burrone delle bare di un vicino cimitero, a dimostrazione dell’incredibile forza dell’evento atmosferico che ha colpito il Sud Italia e la Sardegna.

    Le bare finite dentro un cimitero a Crotone

    I metereologi lo hanno definito come un evento climatico rarissimo, un ciclone, chiamato per motivi sconosciuti “Harry”, la cui portata e devastazione non si era mai vista prima nel Mediterraneo, dopo che onde di 17 metri si sono abbattute sulle regioni interessate, seminando la devastazione che si è potuta vedere in alcune immagini.

    Gli organi di stampa non hanno mostrato la portata del disastro.

    L’Italia si è trasformata per due giorni nell’Australia o in un isola dei Caraibi, eppure ai media non interessa, forse perché nelle redazioni dei quotidiani le direttive sono quelle di non mostrare le sofferenze del Paese reale, ormai sempre più nascosto, sostituito da un tappeto di “notizie” inutili e di propaganda contro l’amministrazione Trump e l’odiata Russia.

    Harry riporta però nel cuore del dibattito una questione a lungo troppo ignorata e che sta diventando sempre più di primaria importanza per la sicurezza dell’Italia e degli altri Paesi europei.

    Si tratta della questione della geoingegneria.

    Negli anni passati, i vari organi di stampa e alcuni fantomatici “scienziati” si sono trincerati dietro un esercizio consolidato, ovvero quello di liquidare la faccenda come una sorta di boutade nata sulle reti sociali, mentre invece questo nuovo ramo climatico è tremendamente serio, con gravi conseguenze per la salute e l’atmosfera.

    Le origini della geoingegneria: il primo esperimento nel 1916

    Se si vuole risalire alle origini del fenomeno, si scopre che il libro della geoingegneria è in realtà ben più antico di quello che si pensi.

    Il suo primo capitolo è stato scritto nel 1916, quando negli Stati Uniti, iniziarono una serie di esperimenti per provare a causare delle piogge attraverso irrorazioni di ioduro di argento a San Diego, nello stato della California.

    SI parlò ufficialmente di tale esperimento solo molti anni dopo, nel 1966, quando la US National Science Foundation, scrisse un dettagliato rapporto su quello che si può definire come il primo tentativo di inseminazione artificiale delle nuvole.

    Il rapporto della US National Science Foundation

    Tra gli scienziati che scrissero questa dettagliata relazioni c’erano, tra gli altri, fisici del calibro di John Bardeen, docente presso l’università dell’Illinois, oceanografi come William S. von Arx e il geografo Gilbert F. White dell’università di Chicago.

    C’era  quindi un autorevole pool di scienziati che documentò nel dettaglio come la geoingegneria già sul finire degli anni’60 e le sue attività non erano affatto sicure per l’ambiente e le varie popolazioni.

    A San Diego, nel citato esperimento, i risultati furono semplicemente disastrosi e descritti con tali termini dai ricercatori della US National Science Foundation.

    “Anche i conflitti sociali, politici e legali sulle condizioni meteorologiche e la modifica del clima non sono una novità. Nel 1916, l’impiego di un “rainmaker” a San Diego, che causò richieste di risarcimento per perdite di vite umane e danni materiali per un milione di dollari, anticipò di mezzo secolo i contenziosi e le azioni legislative statali e locali di oggi”.

    Gli esperimenti però non morirono in quel tragico tentativo della California.

    I colossi dell’energia americana volevano a tutti i costi continuare a finanziare quelle ricerche che in un primo momento sembravano mosse dalla volontà di creare piogge artificiali per irrigare i campi, ma successivamente, come si vedrà meglio in seguito, iniziarono a emergere gli scopi più bellici e geopolitici della geoingegneria.

    Sulle manipolazioni climatiche si vede dal principio il vivo interesse di grossi compagnie.

    Tra queste c’è la società dell’energia americana, la General Electric , che inizia a finanziare esperimenti di tale tipo appena dopo la fine della seconda guerra mondiale, come si può leggere nel citato rapporto.

    “Vent’anni fa, gli scienziati della General Electric Irving Langmuir e Vincent Schaefer modificarono le nuvole “seminandole” con pellet di ghiaccio secco. Non molto tempo dopo, Bernard Von negut, un suo collaboratore, dimostrò che un fumo di cristalli di ioduro d’argento avrebbe ottenuto lo stesso risultato. Questo fu l’inizio della moderna storia americana della modificazione del tempo e del clima attraverso l’inseminazione delle nuvole. Questi scienziati americani, il 13 novembre 1946, avevano verificato sperimentalmente la teoria avanzata nel 1933 dal meteorologo svedese Tor Bergeron e dal fisico tedesco Walter Findeisen, secondo cui le nuvole avrebbero precipitato se avessero contenuto la giusta miscela di cristalli di ghiaccio e gocce d’acqua raffreddate. La teoria di Bergeron-Findeisen era stata anticipata dal lavoro dello scienziato olandese August Veraart. Gli entusiastici resoconti di Veraart sui suoi esperimenti del 1930 con ghiaccio secco e ghiaccio d’acqua sotto raffreddato in Olanda non furono ben accolti dalla comunità scientifica olandese e quindi non furono presi in seria considerazione altrove.”

    Sono queste tecniche che sono state utilizzate in tre stati americani, quali la Pennsylvania, la Virginia Orientale e il Maryland, e i risultati furono anche in questa occasione disastrosi come quelli del 1916.

    A spiegarne gli effetti sono stati gli scienziati della Tri-State National Weather Association, secondo la quale la frequente irrorazione dei cieli di questi stati ha portato ad una riduzione delle piogge e ad una conseguente siccità, qualcosa che si è visto di frequente negli anni passati, anche se gli organi di stampa hanno provato ad attribuire la responsabilità del fenomeno alla bufala antiscientifica del cosiddetto “riscaldamento globale”, messa in circolo dopo gli anni’70.

    I disastri della geoingegneria vengono utilizzati così per costruire la falsa narrazione di un innalzamento delle temperature, attribuito falsamente alla industrializzazione, come sostenuto da certi think tank globalisti che sul cosiddetto climate change hanno impostato i loro mendaci rapporti e le loro false conclusioni sulla necessità di ridurre la popolazione mondiale per abbassare i livelli di CO2.

    La geoingegneria diviene dunque la naturale alleata di un’agenda neo-malthusiana che vuole far credere che sul pianeta le risorse siano scarse, e che la popolazione mondiale sia troppo elevata, anche se i vari globalizzatori di Davos che conducono uno stile di vita ultralussuoso non si mettono mai stranamente tra le fila dei “troppi”, ma sempre in quelle dei “pochi”.

    Nel 1957, il senatore democratico Lyndon Johnson, accusato di aver avuto un ruolo chiave nell’omicidio del presidente JFK, inizia però a parlare apertamente per la prima volta delle applicazioni militari della geoingegneria.

    Johnson afferma esplicitamente che dallo spazio “si può controllare il meteo della Terra, causare siccità e alluvioni, cambiare le maree e far salire li livello dei mari, e rendere climi temperati freddi”.

    Il senatore dem non gira intorno alla questione.

    Parla apertamente delle applicazioni belliche delle manipolazioni climatiche, che negli anni’60 e ’70 iniziarono a diventare sempre più frequenti, tanto che si considerò la possibilità di firmare un trattato per limitare o mettere al bando la geoingegneria, ma purtroppo non se ne fece nulla.

    Scrisse della questione persino il New York Times in un articolo del 1976 firmato da Lowell Ponte e intitolato “La guerra dei climi”-

    Il New York Times nel 1976, quando qualche rara notizia veniva ancora scritta

    Resta il fatto, assodato, che nel pieno della guerra fredda, i leader del mondo considerino la geoingegneria un’arma di nuova generazione,  e il tema finisce anche in qualche saggio dell’epoca come quello intitolato  “L’era tecnotronica”,  scritto da un personaggio come  Zbigniew Brzezinski, membro di spicco della Commissione Trilaterale presieduta in passato da David Rockefeller, e dell’immancabile gruppo Bilderberg.

    Brzezinski usa le stesse parole di Johnson.

    L’uomo della Trilaterale afferma esplicitamente che le “tecniche di manipolazione del clima potrebbero essere utilizzate per provocare prolungati periodi di tempeste o siccità.”

    Negli anni’80 però il fenomeno si espande ancora di più.

    Sui cieli si inizia vedere sempre più di frequente le cosiddette scie chimiche che, a differenza delle scie di condensa, non evaporano e restano per svariate ore nei cieli, fino a quando non si formano delle nuvole artificiali.

    A parlare del fenomeno fu persino un esponente della NASA, quale Patrick Minnis, che affermò candidamente che le scie chimiche danno vita ai cosiddetti cirri, delle formazioni nuvolose che trattengono il calore e sono responsabili dei temporanei aumenti delle temperature.

    Minnis quindi incredibilmente smentisce la sua stessa agenzia che invece si è prodigata non poco per allestire una campagna disinformativa che ha portato diversi altri scienziati della celebre agenzia spaziale a recarsi presso le scuole per dire che le scie chimiche erano tutta una “invenzione” e che nulla di anomalo c’era nei cieli.

    Il mandato imperativo è sempre lo stesso.

    Negare, negare e ancora negare, ma spesso si verificano delle fratture e dei corto circuiti negli stessi ambienti dell’establishment scientifico e politico, come si è potuto vedere proprio in Italia.

    La geoingegneria in Italia

    Nei primi anni 2000, all’epoca del secondo governo Berlusconi, la politica inizia a chiedere spiegazioni sugli esperimenti della geoingegneria.

    Viene presentata nel 2003 un’interrogazione a firma di Italo Sandi, deputato dell’Ulivo, passato poi nel centrodestra, il quale chiede chiarimenti sul fenomeno all’allora ministro della Salute, Girolamo Sirchia.

    Sandi riferisce di una presenza sempre più vasta delle cosiddette chemtrails.

    “Sono pervenute numerose segnalazioni da parte di singoli cittadini, associazioni specializzate e organi di stampa circa il fatto che nel nostro spazio aereo operano velivoli che rilasciano scie persistenti di natura sconosciuta, cosiddette chemtrails, cui segue un cambiamento nelle condizioni del cielo, con la formazione di nuvole, generalmente di tipo a strato; le poche spiegazioni ufficiali, non sempre convincenti, spiegano il fenomeno come risultato dello scarico di carburante da parte delle aviocisterne KC-135 e KC-10, che le chemtrails sono semplici pesticidi oppure le normali scie di condensazione; parte della opinione pubblica si chiede invece se le scie chimiche siano collegate con alcune malattie e in particolare con l’elevata incidenza dei tumori come nel caso della vallata Feltrina che ha il maggior numero dei malati di tumore (34,5 per cento mortalità maschile e 23,3 per cento femminile) in tutta Italia.”

    Ancora più incredibilmente preciso sarà nel 2007 un deputato dell’UDC, Amedeo Ciccanti, che presentò una nuova interrogazione parlamentare documentando quanto segue.

    “In molte parti d’Italia (Umbria, Abruzzo, Campania, Toscana, Veneto, Sicilia, Sardegna e Marche), da alcuni anni sono state rilevate scie chimiche (chem trails), rilasciate da aerei non meglio identificati; diversamente dagli aerei civili, i quali su rotte predeterminate rilasciano scie di condensazione a dispersione quasi immediata, le scie chimiche riscontrate sono di natura gelatinosa e vengono nebulizzate da aerei che volano a bassa quota e sono irrorate nell’aria attraverso sistemi di supporto ben visibili ad occhio nudo; da denunce di cittadini – alcune dirette anche all’Autorita’ Giudiziaria – e da servizi della stampa locale, in particolar modo dell’anconetano, nelle Marche, sembra che da tali scie chimiche derivino conseguenze disastrose sulla salute dei cittadini, stante, per esempio, l’alto numero di tumori rilevati nella vallata feltrina; il CNR, nel 2005, sembra che abbia rilevato, nelle analisi effettuate su campioni di pioggia coincidente con il rilascio di scie chimiche, una concentrazione al di sopra della norma di sostanze chimiche come quarzo, ossido di titanio, alluminio, idrossido di bario, ritenute pericolose per la salute, in quanto cancerogene; da precedenti interrogazioni fatte ai Dicasteri competenti, non sono mai arrivate risposte chiare, convincenti ed esaustive, la cui vaghezza ha rafforzato il convincimento che si tratti di fenomeni pericolosi da tenere nascosti.”

    Ciccanti aveva assolutamente ragione a parlare dell’inquinamento delle acque piovane come prova di un intervento climatico artificiale.

    Le acque piovane sono pure.

    Non può esserci presenza in esse di metalli pesanti come alluminio o quarzio, e le recenti analisi che sono state condotte anche in Calabria, dove sono stati trovati tali elementi, confermano che nei cieli si continuano a irrorare regolarmente delle scie chimiche, rilasciate da aerei militari che si levano in volo quasi certamente da basi NATO.

    Un cielo ricoperto di scie chimiche

    C’è evidentemente in corso in Italia un programma di geoingegneria, iniziato a partire almeno dai primi anni 2000, quando fu stabilito un accordo climatico tra l’allora governo Berlusconi e l’amministrazione Bush per eseguire tali esperimenti, autorizzati, secondo un’interrogazione presentata nel febbraio 2011 dall’onorevole Scilipoti, dal ministro della Difesa, Antonio Martino, che avrebbe concesso lo spazio aereo italiano ai velivoli americani usati per l’inseminazione artificiale delle nuvole.

    A pagina 38 dell’accordo climatico tra Italia e Stati Uniti, viene affermato esplicitamente che i due Paesi si impegnano per “la progettazione di tecnologie per la manipolazione delle condizioni ambientali con particolare riferimento al controllo della temperatura e della concentrazione atmosferica di CO2”-

    La geoingegneria è a tutti gli effetti quindi una realtà ufficiale.

    Le scie chimiche sono a lor volta un fenomeno reale, e non una “teoria del complotto”, nonostante i profusi sforzi degli organi di stampa di insabbiare la minaccia che tali esperimenti comportano sulla salute e sul clima, come accaduto a quattro metereologi spagnoli in servizio presso la Agencia Estatal de Meteorología de España, la AEMET.

    I quattro ricercatori avevano ufficialmente riconosciuto l’esistenza delle scie chimiche alla emittente radiofonica spagnola, Cadena Sera, che ha prontamente fatto sparire l’intervista dei quattro scienziati probabilmente dopo insistenti pressioni del governo spagnolo.

    HAARP: l’arma più pericolosa della geoingegneria

    La geoingegneria ha poi continuato nel corso degli ultimi decenni a crescere, a svilupparsi, fino ad esprimere al meglio, o al peggio, tutte le sue potenzialità attraverso il famigerato programma HAARP.

    HAARP e l’acronimo che identifica il programma di ricerca dell’esercito americano sulle onde ad alta frequenza.

    HAARP nasce ufficialmente nei primi anni’90 sotto l’egida del senatore repubblicano Ted Stevens, che sin dal principio sostiene la necessità di investire ingenti fondi pubblici in un programma che sulla carta dovrebbe migliorare le comunicazioni radio, ma che nella pratica ha implicazioni ed effetti che vanno molto oltre gli scopi dichiarati da Stevens.

    Le installazioni delle antenne HAARP

    Secondo Eric Hecker, consulente della citata National Science Foundation, attraverso la manipolazione della ionosfera, HAARP riesce a provocare eventi climatici artificiali, quali uragani, terremoti e cicloni.

    Se ne parlò persino nel 1999 al Parlamento europeo, in uno dei rari momenti nei quali questa istituzione si è resa utile, e per bocca di una deputata quale Maj Britt Theorin, appartenente al gruppo socialdemocratico svedese.

    La relazione della Theorin è puntuale e allarmante allo stesso tempo.

    Ci sono dei passaggi in essa che mostrano apertamente cosa implica veramente la tecnologia dell’HAARP.

    L’ex eurodeputata descrive così il fenomeno.

    “HAARP è un progetto di ricerca in cui, attraverso impianti basati a terra e una serie di antenne, ciascuna alimentata da un proprio trasmettitore, si riscaldano con potenti onde radio parti della ionosfera. L’energia così generata riscalda talune parti della ionosfera provocando buchi e lenti artificiali.

    HAARP può essere impiegato per molti scopi. Manipolando le proprietà elettriche dell’atmosfera si diventa in grado di porre sotto controllo forze immani. Facendovi ricorso quale arma militare, le conseguenze potrebbero essere devastanti per il nemico. Attraverso HAARP è possibile convogliare in una zona prestabilita energia milioni di volte più intensa di quella che sarebbe possibile inviare con qualsiasi altro trasmettitore tradizionale. L’energia può anche essere indirizzata verso un obiettivo mobile, per cui si potrebbe applicare anche contro i missili del nemico.

    Il progetto consente anche di migliorare le comunicazioni con i sommergibili e di manipolare la situazione meteorologica globale.”

    Se fosse stato approvato il trattato per mettere al bando le armi climatiche negli anni’70, forse oggi HAARP non esisterebbe.

    Forse oggi non esisterebbe un mostro in grado di bucare la ionosfera con le sue potenti radiazioni e causare disastri climatici che un tempo nel Mediterraneo non si sono mai visti.

    Secondo qualche osservatore, a provocare il disastro nel Sud Italia sarebbe stata una nave elettrica battente liberiana chiamata “Onur Sultan” che sarebbe passata vicino la Sicilia nei giorni scorsi, ma anche se così non fosse , non va dimenticato che a Niscemi, proprio in Sicilia, è attivo il MUOS, ovvero il Mobile User Objective System, un sistema che, come HAARP, si basa sull’uso di potenti antenne paraboliche.

    Secondo il fisico Corrado Penna, tali sistemi sono in grado di provocare gravi eventi atmosferici, e queste tecnologie sono state messe sul territorio italiano su richiesta della NATO e di varie amministrazioni americane senza che i governi di centrodestra e centrosinistra battessero ciglio.

    Gli italiani sono vittime di tali programmi, finiti al centro di programmazioni geopolitiche e armi climatiche da usare di volta in volta per colpire la popolazione civile e causare disastri.

    Non ci sono certezze che il disastroso e ben raro evento nel Mezzogiorno sia la diretta conseguenza di questi programmi, ma c’è la certezza che da quando tali tecnologie sono disponibili accadono fenomeni senza precedenti in Italia.

    C’è anche la certezza che la geoingegneria è un’altra forma di guerra non convenzionale e che va messa al bando al più presto.

    Fonte: https://www.lacrunadellago.net/il-disastro-ambientale-nel-sud-e-in-sardegna-e-la-questione-ignorata-della-geoingegneria/


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